
Non è sempre possibile, ancor più nell’anziano, tracciare una linea di demarcazione fra disturbi somatici e psichici. Peraltro, ogni persona reagisce complessivamente a situazioni di stress e di dolore, fisico o mentale; e nella condizione clinica che ne può derivare, i diversi sintomi risultano spesso interdipendenti e integrati (Cesa-Bianchi & Cristini, 2014). Alla fragilità dell’anziano si accompagnano in molti casi un senso di malessere, sogni irrealizzati, delusioni, difficoltà relazionali, inquietudini, minore autonomia, assedio dei bisogni, fenomeni involutivi. La storia e il vissuto dell’anziano improntano spesso la sintomatologia, che diviene pertanto il risultato degli effetti del processo morboso, della situazione ambientale, della struttura di personalità, delle esperienze e dello stile esistenziale. In vecchiaia si possono determinare varie sofferenze: ansia, depressione, apatia, declino cognitivo insorgono e si confrontano tra mondo interiore e ambiente relazionale. Sono espressioni cliniche che connotano il disagio, il dolore dell’anziano e richiedono una peculiare sensibilità umana e professionale. La comparsa e lo sviluppo di una condizione di fragilità e disadattamento dipendono anche dalla vita trascorsa e dal contesto nel quale l’anziano è inserito. L’incremento della fragilità non si traduce necessariamente in disfunzione o in malattia, ma suggerisce maggiori precauzioni, una più attenta prevenzione, tramite in particolare l’ascolto e il sostegno emotivo, l’intervento di counseling psicologico-clinico. «Le angosce dimenticate dell’infanzia, i conflitti irrisolti dell’adolescenza, le difficoltà negli anni successivi possono ricomparire in vecchiaia. Il sentimento di sicurezza in età senile, legato a salute, autonomia, affetti, condizioni economiche, vita associativa, può essere sottoposto a varie prove e messo in crisi» (Fonte Cristini, 2004). Dimenticanze, smarrimenti, confusioni possono accadere in ogni fase della vita, ma sembrano connotare in modo peculiare alcune condizioni dell’età senile. Il declino delle funzioni dinamiche e cognitive rappresenta la smagliatura, lo strappo del margine di protezione, la rottura dell’equilibrio, la difficoltà o l’incapacità a funzionare o a strutturare nuovi modelli organizzativi, nonostante interventi di riparazione e di ricostruzione. Si può frenare, rallentare il decadimento patologico, ma non si riesce ad arrestarlo; è possibile, comunque, anche mediante un appropriato counseling psicologico-clinico per offrire la miglior qualità della vita all’anziano e ai suoi familiari in una determinata condizione di fragilità e sofferenza