Il nostro compito all’interno della Rsa è quello di promuovere i ricordi dei nostri anziani

Nel XXI secolo l’essere umano ideale, che si affaccia dai video delle televisioni così come dalle foto delle riviste e dei quotidiani, sembra essere quello bello, ricco, giovane. Tutti cercano la formula della immortalità , della eterna giovinezza, senza rendersi conto che la vera immortalità è racchiusa nell’esperienza, tramandata da generazione in generazione, nella memoria. Memoria che ha un valore inestimabile e che dovrebbe essere conservata e tutelata gelosamente. Gli anziani ricordano sapori, colori, odori, suoni stregati di un’epoca che non tornerà più e che nemmeno le più sofisticate apparecchiature sarebbero in grado di riprodurre. Essi sono pezzi integranti della storia, anzi sono la storia stessa, baluardi da tutelare. Questa memoria, paradossalmente, viene meno riconosciuta in un’epoca in cui la vita media si è allungata, con il conseguente aumento dell’età media della popolazione. Il nostro compito all’interno della Rsa è quello di alimentare questi ricordi con percorsi che fanno rivivere la storia dei nostri pazienti. Stiamo vivendo un’epoca di trasformazioni e di contrasti, caratterizzata dall’aumento dell’aspettativa di vita conseguente al miglioramento della qualità della stessa grazie ai progressi della scienza, ai miglioramenti delle condizioni igieniche, alimentari e lavorative. L’effetto corollario di questo benessere è che sempre più persone superano i 70/80 anni; è stato stimato che, in media, gli uomini raggiungono i 76 anni e le donne gli 81. Lo si fa volendo, e chiedendo, di partecipare alla vita sociale in ogni suo aspetto. Da ciò consegue la necessità di conoscere il “nuovo” mondo degli anziani per attivare una serie di interventi finalizzati a tutelarne la loro condizione. Non assistenzialismo, non volontariato, produttività ed impegno . L’invecchiamento demografico, allora, sta inducendo ad profondo mutamento della società e degli equilibri che la reggono, avendo delle ripercussioni ed implicazioni di carattere economico, sociale, culturale. Tale fenomeno, ad es., incide sul sistema previdenziale, assistenziale, sanitario e dei consumi. Si sente la necessità di adeguare la struttura sociale, non solo nell’aspetto socio-economico, al fenomeno di cui s’è detto. Occorrerebbe avere nuovo approccio culturale: riconoscere nell’anziano non un peso, ma una risorsa attiva del tessuto sociale, e ciò non soltanto per ovviare ai problemi pensionistici ed assistenziali ma per abbandonare una volta per tutte il falso concetto che essi rappresentino delle “zavorre” o dei “motivi di fastidio. Le  generazioni vecchie e nuove debbono cooperare per creare un equilibrio tra la tradizione e l’innovazione nello sviluppo economico, sociale e culturale»

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