La verifica del decadimento cognitivo nei pazienti anziani

Per la verifica del decadimento cognitivo negli anziani debbono essere presi in considerazione sintomi ben specifici che sono prima di tutto il decadimento della memoria, quindi sono compromesse la capacità di apprendere, conservare e utilizzare quando necessario informazioni e conoscenza; la difficoltà nel linguaggio, grazie a cui si interagisce e si comprende ciò che gli altri dicono. E ancora, la riduzione dell’attenzione, che permette di focalizzare la nostra energia verso uno stimolo, setacciare informazioni e gestire diversi compiti allo stesso tempo; il rallentamento del ragionamento logico che permette di utilizzare più informazioni per sciogliere i problemi; la riduzione progressiva delle abilità percettive quali la capacità di identificare, riconoscere e utilizzare con efficacia uno specifico oggetto e la riduzione delle abilità di movimento (prassiche), con cui è possibile realizzare sequenze motorie più o meno complesse. Ad esempio, montare una moka o vestirsi. Oltre ai sintomi cognitivi, col decadimento cognitivo possono emergere sintomi comportamentali, la cui insorgenza varia da individuo a individuo. Tra i più comuni abbiamo:  la depressione, dunque una eccessiva presenza di emozioni negative rivolte a sé, al mondo e al futuro, e aggressività fisica e verbale, diretta all’altro o verso sé presenza di deliri, ovvero delle convinzioni errate e assurde che risulta difficile mettere in dubbio, e allucinazioni, cioè percezioni visive o acustiche di elementi assenti nell’ambiente circostante; irritabilità, intesa come tendenza ad arrabbiarsi facilmente, o al contrario apatia, ovvero la mancanza di iniziativa e motivazione nel fare le cose o anche nel sentire le emozioni; affaccendamento motorio aberrante, che consiste nella messa in atto di sequenze motorie consecutive e ripetitive senza alcuno scopo; labilità emotiva, ovvero la facilità a deprimersi, irritarsi, ridere o essere apprensivi.  La valutazione di questi e altri sintomi richiede diverse figure professionali, una vera e propria equipe: il neurologo, il geriatra e uno psicologo con specifica formazione neuropsicologica, uno psicologo dunque capace di intercettare i profili cognitivi e comportamentali delle varie forme di demenza e in grado, poi, di utilizzare test necessari per la diagnosi. Questo gruppo di lavoro effettua, attraverso visite cliniche e diversi esami (TAC, risonanza magnetica, esame del sangue, test neuropsicologici), una diagnosi precisa del paziente valutato, in modo da prescrivere la terapia più adatta. È importante sottolineare che simili interventi hanno come obiettivo il mantenimento nel tempo delle risorse presentate, ma non risolvono il decadimento, che nei fatti è una condizione irreversibile

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