Motivare l’anziano con percorsi psicologici e di terapia occupazionale

Da un recente studio effettuato dal team “Nepsi” composto da specialiste del settore è emerso che negli ultrasessantacinquenni l’incidenza della depressione è molto alta, e si attesta al 20% tra coloro che risiedono a domicilio, per salire al 30% tra gli anziani ricoverati in ospedale e addirittura al 45% tra i pazienti delle RSA. Se i giovani hanno davanti a sé un futuro da costruire e, chi più chi meno, un’ampia gamma di possibilità da vivere, l’anziano si trova spesso a fare i conti con una diminuzione, biologica, del tempo a propria disposizione nella vita e, soprattutto, con un restringimento delle possibilità d’azione nel mondo. Per esempio, è frequente che le persone anziane vivano delle esperienze di perdita di vario tipo: di persone care (lutti), del proprio ruolo sociale (pensionamento) della funzionalità fisica e della propria indipendenza (difficoltà motorie, perdita della patente di guida). Altri temi tipici possono essere quelli legati al presentarsi di condizioni patologiche. Una ulteriore complicazione che interviene nel processo diagnostico è riferita all’imponente componente somatica, che spesso si sovrappone alla sintomatologia riferita a patologie in comorbidità (cioè diverse malattie di cui un anziano soffre contemporaneamente). Specifica attenzione poi andrebbe posta al presentarsi di problematiche cognitive, in particolare riferite alle abilità della memoria e di attenzione, che spesso possono essere legate alla presenza di stati ansiosi o depressivi piuttosto che all’insorgenza di disturbi neurodegenerativi del tipo riconducibile alla demenza senile.  Quando viene proposto un percorso psicologico o di attività educativa, di riorientamento o di stimolazione cognitiva ad una persona anziana accade spesso, però, di sentire la frase: «Ma alla mia età, cosa vuoi che possa cambiare», come se si desse per scontato che l’invecchiamento porti con sé una sorta di immutabilità. In realtà, a prescindere dall’approccio psicoterapeutico adottato, molteplici sono le evidenze dell’efficacia del sostegno psicologico e di terapia occupazionale non farmacologica in età avanzata. Questa efficacia sembra essere intrinsecamente legata alla costruzione di uno spazio di cura individualizzato sui bisogni della persona e sulle peculiarità culturali presenti negli individui anziani. Tutto ciò può consentire alla persona di aprire nuovi spazi di esperienza, allargando di fatto le proprie possibilità d’azione. Per esempio, diventa essenziale valorizzare le storie personali, i rapporti con i nipoti e la frequentazione del gruppo in una RSA come la nostra in modo tale che possano rendere le tematiche da critiche a utili.

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