
Sicuramente, quando ci si prende cura di una persona anziana, alcuni conflitti possono ostacolare ed influenzare negativamente la relazione. Certamente non bisogna generalizzare e nemmeno creare stereotipi che etichettano le persone anziane, ma è innegabile il fatto che, con l’avanzare dell’età, si assista ad una riduzione della flessibilità mentale. «Una parziale risposta, potrebbe essere quella che in gergo tecnico viene chiamata l’enantiodromia. Questa parola deriva dal greco e significa letteralmente “corsa nell’opposto”. Diversi psicologi, nel corso del tempo, hanno studiato il fenomeno, concludendo che quando una persona afferma in modo molto forte una cosa, tanto da farla diventare una convinzione dominante, automaticamente sta dando forma anche al suo opposto, che rimane ad un livello inconsapevole» (Fonte Geriatriko dottoressa Chiara Usai). È un processo caratteristico dell’invecchiamento effettuare delle scelte sulle persone e sulle cose che si ritengono importanti e alle quali si vuole dedicare uno spazio nella propria vita. Per questo motivo anche noi in Rsa dobbiamo approcciarci con i nostri pazienti non perdendo mai di vista il concetto che parecchi di loro oltre ad avere problematiche di evidente decadimento cognitivo, hanno sviluppato nel corso del tempo propri schemi mentali che dobbiamo accettare. Un bambino si può educare a modificare alcuni suoi aspetti caratteriali, un anziano invece lo si comprende e lo si accetta con pazienza. Gli anziani sono molto selettivi nella costruzione e nel mantenimento di relazioni sociali (De Beni & Borella, 2015), infatti mantengono le relazioni con persone conosciute da tempo e che generano sicurezza e tranquillità. Il contatto con gli altri viene ridotto e considerato lo strumento principale di regolazione delle proprie emozioni (De Beni & Borella, 2015). Nonostante la credenza comune ci faccia pensare il contrario, gli anziani sono molto più bravi dei giovani nella regolazione emotiva. Questo accade perché la possibilità di non essere in grado di controllare le emozioni, può mettere in pericolo le relazioni intime che l’anziano ha deciso di mantenere. Inoltre, l’anziano privilegia gli stati emotivi positivi rispetto a quelli negativi che potrebbero minare al suo desiderio di autonomia e al poter dare un significato alla propria esistenza. Per tali ragioni, possiamo trovare anziani che restano in silenzio oppure parlano in modo aperto, senza preoccuparsi del modo in cui viene detto, risultando molto spesso aggressivi e poco aperti al compromesso. bisogna considerare le patologie tipiche dell’invecchiamento e le patologie che nell’invecchiamento hanno manifestazioni peculiari rispetto ad un giovane adulto. Nelle demenze, non è raro un aumento dell’aggressività dovuta all’insorgere di disturbi comportamentali. L’anziano può sentirsi disorientato e confuso, può avere timore di essere perseguitato e accusa i familiari di compiere azioni a suo danno. Inoltre, può vivere in uno stato di continua agitazione che, in alcuni casi, può sfociare in manifestazioni aggressive ogni qualvolta si senta minacciato. Inoltre, la depressione e l’ansia hanno manifestazioni peculiari nella persona anziana. Per esempio, la depressione può manifestarsi con il cosiddetto fenomeno della ruminazione, tipico di persone che tendono a ritornare sempre sugli stessi pensieri avendo difficoltà a staccarsene.