Compromissione della memoria, disturbo cognitivo dell’invecchiamento

Il più classico, conosciuto, lamentato disturbo cognitivo dell’invecchiamento è quello a carico della memoria. La compromissione della memoria è generalmente ben percepita dal soggetto. All’inizio il difetto non è notato da familiari e amici ma, quando si accentua, risulta evidente anche agli altri. «Due sono le teorie principali sui disturbi della memoria nella vecchiaia: una è quella classica di Ribot, secondo la quale la perdita dei ricordi avverrebbe sistematicamente dai più recenti ai più antichi» (Fonte Depressione e invecchiamento di Salvatore Di Salvo). Bisogna comunque sottolineare che ogni generalizzazione è sbagliata e che una strategia opportuna per la comprensione del problema è quella di distinguere gli aspetti più propriamente cognitivi, come memoria, attenzione, capacità di apprendimento, da quelli psicologici, come gli aspetti emotivi, affettivi e determinati nel tempo. Questi aspetti sono tra loro collegati, ma si possono comunemente osservare sfasature nel loro manifestarsi: tutti conosciamo anziani con memoria ancora perfetta e nessun segno di deterioramento cognitivo, ma spenti psicologicamente, vuoti, ripiegati in un vegetare, e viceversa persone che non ricordano più i nomi propri, che sono rallentate nell’apprendere cose nuove, ma ancora capaci di slanci affettivi, di emozioni, di curiosità e di creatività. La componente cognitiva dell’invecchiamento è conseguente all’involuzione della struttura del sistema nervoso centrale e alla riduzione progressiva del numero di cellule nervose e delle loro connessioni. La componente “psicologica” è invece quella correlata alla personalità, alla storia individuale, allo stile di vita, alle interazioni ambientali, agli eventi e all’assetto del tono dell’umore. Frequentemente nella vecchiaia si accentuano le caratteristiche della personalità e alcuni elementi positivi possono assumere carattere negativo: ad esempio la prudenza può trasformarsi in avarizia e diffidenza, l’attenzione alla propria salute in ipocondria. Per contro si moderano alcuni tratti caratterologici dell’età più giovane, quali l’impulsività, il rigore verso gli altri, l’aggressività. L’esperienza, l’abitudine alle frustrazioni e un certo distacco dalle passioni contribuiscono ad un atteggiamento più paziente, un umore più stabile, una certa indipendenza dalle convenzioni e dai compromessi. Un aspetto abbastanza caratteristico della vecchiaia è l’indecisione, l’indeterminazione, l’insicurezza. La vecchiaia è l’età dei dubbi, dei forse, la paura di sbagliare è grande, non solo per l’esperienza degli errori accumulati negli anni, ma anche perché, in caso di errore, non c’è più tempo per ricominciare. Il soggetto che invecchia elabora una forte perdita di stima di sé alimentata da varie componenti, peculiari secondo la personalità: per alcuni sarà la decadenza fisica, per altri l’insicurezza, per altri ancora l’immagine di sé che non è più come un tempo. Per questo motivo l’intervento da parte dell’educatore e del team assistenziale in una realtà come la nostra Rsa è mirato a rafforzare l’autostima del paziente

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