
Il tempo della vecchiaia è un momento in cui le persone sono considerate a maggior rischio di sperimentare numerose perdite. Non per nulla la vecchiaia viene spesso definita come l’età delle perdite (Fonte lo psicologo nella cura dell’anziano). Ogni cambiamento, spostamento, trasloco rappresenta di per sé una perdita. E tutto ciò si sperimenta quanto un paziente abituato normalmente a vivere a casa propria si trova improvvisamente proiettato in un ambiente a lui nuovo e sconosciuto. Per tale motivo un anziano che entra in casa di riposo è normale che nelle prime settimane accusi un senso di generale smarrimento. Ancora più complicata sarà la situazione se il paziente soffre di qualche forma di demenza con correlato disorientamento nel tempo e nello spazio ormai consolidati. Sono tutti momenti difficili che mettono a dura prova le capacità di adattamento e lo stesso equilibrio personale: lasciare un luogo certo e familiare per andare verso l’ignoto, magari denso di promesse, ma pur sempre sconosciuto è assolutamente difficile. La perdita di autonomia funzionale, sia acuta che cronica, frequentemente mette in crisi il paziente che deve percorrere il cammino dell’adattamento e accettazione della nuova condizione. L’esperienza traumatica della perdita acuta dell’autonomia immerge la persona in una vita nuova e difficile, in cui si modificano improvvisamente i rapporti tra corpo, mente e il mondo. Sono i luoghi di cura gli spazi in cui spesso il malato si trova a scoprire e vivere la perdita della propria autonomia come qualcosa di irreversibile. In questo contesto l’intervento psicologico dello psicologo, dell’educatore professionale o di entrambe le figure professionali con il paziente ricoverato in una Rsa ha lo scopo di sostenere il processo psicologico dell’adattamento alla nuova condizione determinata dall’evento traumatico o l’adattamento alla cronicità. «L’adattamento è un processo complesso che implica il passaggio circolare attraverso vari stadi (negazione, dolore, tristezza, rabbia, paura, razionalizzazione, accettazione). Durante il ricovero tale processo deve essere facilitato e considerato un obiettivo centrale dell’atto di cura» (Fonte lo psicologo nella cura dell’anziano). L’intervento sui pazienti che sono impegnati in progetti di stimolazione cognitiva e di coinvolgimento con processi di attività di gruppo ha la finalità di fornire un supporto per gestire al meglio il percorso di cura, contenere ed affrontare le problematiche connesse a tale percorso, facilitare l’elaborazione delle perdite (sia temporanea che permanente), facendo emergere le potenzialità residue per ristrutturare il progetto di vita del paziente. L’accompagnare e il supportare l’adattamento alle perdite si concretizza nella creazione di spazi in cui sia possibile, per il paziente, affrontare e sviscerare le proprie angosce e tormenti, per poi ricostruire una nuova immagine di sé, più vicina alla nuova realtà che le mutate condizioni fisiche e relazionali hanno forzatamente determinato. Chi opera in ambito geriatrico non può tralasciare di considerare una patologia che spesso, erroneamente, viene fatta coincidere con la vecchiaia stessa per esempio la demenza (perdita delle competenze cognitive). Conoscere le competenze cognitive del paziente anziano è un passo necessario per sfruttare al meglio le risorse della persona.