
Anche per le persone anziane bisogna ricordare che parlare di salute significa parlare spesso di aspetti bio-psicologici e sociali tra loro interdipendenti ma dotati di una loro specificità: la visione e l’approccio bio-psico-sociale non è un lusso ma una necessità, come mostra la letteratura scientifica e gli studi di economia sanitaria. «Occorre quindi che la politica complessiva per gli anziani tenga conto della necessità di adottare misure che riguardano la salute fisica, le condizioni sociali ma anche i fattori psicologici che impattano sull’invecchiamento e sulle condizioni dell’anziano» (Fonte Psy.it). La componente psicologica è indispensabile in particolare per promuovere un processo di invecchiamento attivo che consenta alle persone di mantenere al meglio benessere psicologico e salute, competenze di vita, reti relazionali, capacità di auto-gestione cognitiva, emotiva e comportamentale (prevenzione e promozione); intervenire e gestire efficacemente i problemi correlati all’età e comunque più frequenti nelle persone anziane. Parliamo di patologie fisiche che spesso hanno correlati di natura psicologica che incidono sul decorso della patologia stessa, di disturbi psicologici e problematiche psicologiche particolarmente incidenti in questa fase della vita, di problemi cognitivi che richiedono una valutazione ed un trattamento specifico di competenza psicologica (neuropsicologia), di supporto adattivo ai caregiver, alla rete assistenziale anche per una migliore formazione alla relazione. L’invecchiamento comporta modificazioni dell’assetto cognitivo e psicologico della persona, anche se questa distinzione è piuttosto artificiosa e mai netta. Il progressivo declino delle funzioni cognitive che caratterizza la senescenza è più correlato ad alterazioni strutturali e funzionali del cervello. La componente psicologica si rapporta alla personalità, alla storia individuale, allo stile di vita, alle interazioni con l’ambiente, agli eventi. Un invecchiamento fisiologico si caratterizza per alcune modificazioni statisticamente normali per l’età del soggetto. Si denota un globale rallentamento sia psicosensoriale che motorio, che si traduce in un calo della elaborazione cognitiva, dell’ideazione, dell’attenzione, della capacità di ragionamento e della produzione delle risposte. Si assiste a una graduale compromissione della memoria e della capacità di apprendimento con un diverso impegno delle capacità mnesiche: l’anziano apprende più facilmente dal fare, dall’azione. Tutti questi aspetti debbono essere tenuti in debita considerazione nella formulazione di una adeguata progettualità di intervento per i pazienti di una Rsa. Un intervento educativo non deve mai prescindere dalle capacità cognitive residue di un paziente, non deve e non può mai essere preconfezionato ma frutto di uno studio dei bisogni della singola persona, delle sue inclinazioni ed attitudini.