Le difficoltà respiratorie negli anziani ed il loro supporto psicologico

Una delle questioni che accompagna la terza e quarta età è la difficoltà del respiro. È importante per noi operatori riconoscere alcune sintomatologie che possono aiutare il personale sanitario a individuare il tipo di approccio al paziente che spesso nega di avere il problema. Un tipo di respiro sbagliato che si evidenzia in modo particolare durante la stagione calda è quello che gli esperti definiscono “respiro a labbra socchiuse”, che, durante l’atto dell’espirare (fase del ciclo respiratorio in cui l’aria esce dai polmoni), nell’anziano spesso dichiara, senza margini d’errore, la presenza di una malattia ostruttiva dei bronchi magari da anni. «Pur in presenza di un disagio respiratorio spesso rilevante e perdurante da diverso tempo, l’anziano “inarrestabile”, abituato a “non fermarsi mai” e con una personale filosofia del vivere che lo avvicina più ad un indistruttibile samurai che non ad un comune mortale, preferisce non badare alla dispnea insorgente specialmente sotto sforzo, in quanto ha “troppo da fare” per pensare di “perdere tempo” ad occuparsi di sé e del proprio anomalo modo di respirare. Che in tal modo, per lungo tempo ignorato e banalizzato, prima o poi gli presenta il conto e lo ferma… per sempre». La dispnea è un ben preciso sintomo che segnala fatica, ed imporrebbe, oltre alle necessità diagnostiche che consentirebbero di risolvere i problemi che la provocano, perlomeno quel cambiamento di ritmi di fronte ad attività faticose, spesso invece mantenute pari a quelle di persone più giovani, adeguando le richieste alle mutate possibilità. Per tutto ciò che abbiamo sopra descritto ne deriva la grande importanza di un paziente lavoro anche psicologico che, nell’anziano, può aiutarlo a fargli accettare l’età e il proprio “essere anziano”, comprese quelle apparenti limitazioni che, se prima riconosciute e correttamente riorientate con intelligenza, possono spesso risultare poi non così limitanti. In questo contesto si inseriscono le terapie non farmacologiche applicate dall’educatore professionale e dal team socio assistenziale. Il paziente con problematiche respiratorie, ovviamente non gravi, va coinvolto non facendolo sentire un invalido. Ci sono terapie occupazionali, come disegnare, colorare, raccontare il proprio vissuto, piccoli esercizi di psicomotricità che non sottendono un eccessivo sforzo fisico e soprattutto la considerazione del paziente come soggetto attivo ed in grado, nonostante i suoi disturbi di poter essere ancora protagonista del suo tempo.

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