Gli anziani ed il dolore cronico

Una problematica che viene evidenziata dalla Fondazione Onda, Osservatorio nazionale sulla salute della donna e di genere e che da qualche anno si occupa proficuamente anche del pianeta anziani, è quella che riguarda Il dolore cronico.  «Si tratta di una vera e propria patologia – dicono i medici di Fondazione Onda – e gli anziani sono una categoria particolarmente a rischio, non solo per la difficoltà di diagnosticare “correttamente” il dolore, ma anche per limiti nella comunicazione dovuti a depressione o deficit cognitivi, pregiudizi e luoghi comuni (tra cui il fatto che il dolore sia connaturato all’invecchiamento o che nell’anziano la soglia del dolore sia più alta) e per la coesistenza di diverse patologie che complicano il quadro clinico e di cura». Quando si parla di dolore è fondamentale fare una distinzione in relazione alla sua funzione primaria, ovvero di avvertimento e difesa. Il dolore “utile” (o fisiologico) è momentaneo e transitorio, rappresenta la reazione dell’organismo a un evento ad esso nocivo. Il dolore “inutile” o patologico è invece continuo nel tempo, non svolge alcun ruolo ed è addirittura dannoso, poiché provoca severe conseguenze fisiche, emotive, psicologiche e sociali, che limitano le capacità dell’organismo di contrastare la malattia.  «In questo caso si verifica un’alterazione delle strutture nervose deputate alla sua conduzione, modulazione ed elaborazione che determina un circolo vizioso di auto-mantenimento e rafforzamento della sensazione dolorosa, indipendente dalla causa che l’ha generato; il dolore perde così il suo significato iniziale, diventando a sua volta una vera e propria malattia» (Fondazione Onda). Quando il dolore persiste nel tempo, insorgono disturbi emotivi, spesso associati a umore depresso e ansia: al dolore fisico se ne affianca un altro più inquietante, caratterizzato da angoscia, tristezza, frustrazione, solitudine e paura. Si fa quindi più difficile distinguere i disagi causati dal dolore fisico da quelli derivanti dalle manifestazioni depressive, che con il passare del tempo tendono ad aumentare e a trasformarsi in una patologia a sé stante. Al dolore cronico spesso si associano disturbi del sonno che concorrono ad aggravare la situazione: da un lato il dolore rende più difficile addormentarsi e causa frequenti risvegli notturni, dall’altro la mancanza di sonno che ne consegue influisce sulla percezione del dolore, abbassandone la soglia e dunque rendendo più vulnerabili alla sensazione dolorosa. Per la cura oltre alla cure farmacologiche, che spesso sono necessarie ed inevitabili, nei casi in cui il dolore è una conseguenza invece del cambio del tono dell’umore e quindi incide prevalentemente sul sistema nervoso (esempio ansia, depressione, attacchi di panico) è importante da parte di tutti gli operatori che lavorano in Rsa con pazienti residenziali creare un clima di benessere e tranquillità. La trasmissione di positività attraverso psicomotricità, musicoterapia, momenti di intrattenimento mirati al buon umore, evitare al paziente un isolamento dal gruppo, sono tutte pratiche importanti e fondamentali

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