I disturbi principali nei malati di Alzheimer e come affrontarli

Come abbiamo avuto modo di evidenziare in approfondimenti precedenti il morbo di Alzheimer, una delle principali patologie cause di demenza nei pazienti anziani, si manifesta attraverso quattro sintomi principali. Parliamo di amnesia, afasia, agnosia e aprassia. Nell’amnesia rientra il sintomo più riconosciuto della malattia, ossia la perdita di memoria. Con afasia si intende invece l’incapacità di comunicare. L’agnosia è la condizione di smarrimento provata dalle persone affette d’Alzheimer che non riescono a identificare gli stimoli e a riconoscere le persone. In aumento è invece la poco conosciuta aprassia, cioè la perdita della capacità di compiere atti volontari e finalizzati. «Ciò può accadere nonostante le funzioni motorie siano ancora disponibili. Per esempio può capitare che la persona sia in grado di muoversi e di camminare autonomamente, ma non riesca ad aprire una porta, ad accendere la televisione o a lavarsi i denti» (Fonte spezzalindifferenza.it). L’aprassia è un disturbo neuropsicologico direttamente correlato a deficit di movimento, sia in termini di pianificazione che di programmazione motoria: in altre parole, il paziente aprassico non è in grado di eseguire gesti precisi o movimenti volontari privi di significato. E la maggior parte delle volte il paziente non è nemmeno cosciente della sua incapacità. Il morbo di Alzheimer non è l’unica causa dell’aprassia nelle persone: ne possono soffrire anche i malati di Parkinson o può insorgere a seguito di un ictus, per esempio. Cambiamenti nella gestualità; Incapacità di completare un movimento o un’azione; sostituzione di un movimento con un altro, il più delle volte incomprensibile; ripetizione di uno stesso gesto; scoordinamento temporale: il malato non ricorda la sequenza corretta di movimenti per portare a compimento un’azione; Il soggetto affetto da aprassia utilizza la mano o le dita come se fossero l’oggetto da afferrare. È molto importante nell’approcciarsi a pazienti che evidenziano in maniera preponderante questo genere di disturbo, come del resto anche per gli altri indicatori della patologia, assecondarli. Risulta invece controproducente cercare di contrastare in modo netto i loro atteggiamenti, seppur sbagliati, perché i pazienti ammalati pensano di essere nel giusto e interpretano quell’ammonimento come una aggressione. Di conseguenza la professionalità dell’operatore si mette in pratica con un tono di voce basso, non fissando mai con espressione corrucciata il paziente e rassicurandolo in maniera convinta ma con calma e dolcezza.

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