Un decalogo per meglio approcciarsi con i pazienti affetti da demenza

Negli ultimi decenni la demenza è divenuta una patologia molto frequente a causa del progressivo invecchiamento della popolazione. Oggi in Italia vivono più di 900mila soggetti affetti da demenza. Sappiamo che si tratta di una malattia particolare, che comporta un grande coinvolgimento emotivo nelle persone che vivono assieme al malato. Il progressivo e inevitabile disgregarsi della personalità del paziente causa infatti una grande sofferenza all’interno del nucleo familiare. Vi può essere un vero e proprio “rifiuto” della malattia. La separazione dal proprio caro è spesso lenta e dolorosa; talvolta la demenza mina la stessa dignità del paziente e mette a dura prova le capacità psico-fisiche del care-giver (colui che si occupa del malato). Un obiettivo fondamentale è quello di aiutare il malato con demenza a mantenere la propria autonomia. Il movimento infatti, come abbiamo avuto modo di sottolineare non solo permette di contrastare i fattori di rischio (es. il soprappeso, diabete, ipertensione) ma stimola gli interessi residui e favorisce la socializzazione del soggetto. Con il progredire della malattia, la possibilità di comunicare con il malato si riduce progressivamente. Un decalogo molto utile e interessante sul modo di agire ed operare con pazienti affetti da demenze viene fornito dal trattato “Suggerimenti per l’assistenza al paziente affetto da demenza” di Giovanni Zuliani, Stefania Magon e Margherita Cavalieri. Ecco gli accorgimenti che possono essere di aiuto: 1. Accertarsi della integrità di vista e udito; eventualmente provvedere con occhiali adeguati o con apparecchi acustici 2. Parlare chiaramente e lentamente, ponendosi di fronte al paziente e guardandolo negli occhi. Non parlare da lontano o da dietro; usare un tono di voce adeguato, ma senza urlare. 3. Mostrare affetto con il contatto fisico (toccare il paziente) può essere utile, sempre se questo viene gradito 4. Fare attenzione al linguaggio del corpo: il paziente infatti si può esprimere anche attraverso messaggi non verbali (il linguaggio corporeo può esprimere ansia, paura, dolore) 5. Essere consapevoli anche del proprio linguaggio corporeo per non creare dei fraintendimenti (es. si può dire una cosa con grande calma ma dimostrare comunque di essere irrequieti) 6. Cercare di individuare alcune parole “chiave” (cioè parole facili da ricordare che ne possono suggerire altre), oppure particolari suggerimenti o spiegazioni che possono essere efficaci per comunicare con il malato Assicurarsi che il malato sia attento prima di parlare con lui 8. Il malato mantiene emozioni e sentimenti: evitare accuratamente di parlare di lui o delle sue condizioni di salute in sua presenza 9. Evitare di sottolineare i suoi insuccessi e mantenere la calma: può solo peggiorare la situazione. Se talvolta le cose non vanno per il verso giusto, questo avviene a causa della malattia, non del malato. 10. L’umorismo può essere un buon modo per ridurre lo stress: ridere con il malato fa molto bene, ma evitare di ridere di lui, potrebbe non capire.

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