
La società ci fa vedere la vecchiaia come un mostro da tenere lontano, ci sprona a “combatterla come una malattia” (fonte: Cicerone, Cato Maior de senectute). In realtà, talvolta è necessario fermarsi e riflettere, e considerare le parole di questi anziani, che noi riteniamo inutili, che tuttavia col passare del tempo cominciamo ad apprezzare, tanto che finiamo per “inseguire quello che i nostri vecchi saprebbero raccontarci” (fonte: bancadellamemoria. it). Quando pensiamo alla parola anziano, spesso ci viene in mente l’immagine di rughe, capelli bianchi e corpo esile. Tuttavia, spesso dimentichiamo l’amore e il supporto che queste persone possono offrire. Anche se i tempi sono cambiati, ci sono delle nozioni di vita che rimangono invariate anche se davanti a noi non c’è più un foglio di carta ma un computer. E poiché l’esperienza è una strana insegnante, che prima mette sotto esame e dopo dà l’insegnamento, ci si accorge di come sia un vero e proprio vantaggio ascoltare le storie di chi queste esperienze le ha già vissute. L’immagine poi dell’anziano sotto una coperta davanti alla televisione sta diventando uno stereotipo o comunque ormai è relegato ad alcune situazioni che attengono a quella che i geriatri oggi definiscono quarta età, dai 75 anni in su. Molti sono inibiti fisicamente, o non ce la fanno a impegnarsi ancora come quando erano giovani. Ebbene, se non possono fornire un aiuto alla società frenetica e confusionaria che intendiamo, non significa che non possano rendere produttivi in altro modo gli ultimi anni che restano loro da vivere. In questo contesto si inserisce in una realtà come la nostra Rsa il progetto educativo-animativo nell’ambito del quale si programma in base al grado al livello di autonomia cognitiva del singolo paziente un tipo di attività che possa mantenerlo attivo e farlo sentire bene psicologicamente e, di conseguenza, anche fisicamente. La vecchiaia dunque, con tutti i suoi acciacchi, deve essere vista con amore e senso di famiglia, come un momento di pace e serenità, oltre che estrema saggezza: nelle società del passato, se ci pensiamo bene le decisioni più importanti erano prese dal Consiglio degli Anziani (quello che è rimasto anche oggi il “Senato”, da senex, vecchio), in virtù della esperienza e del loro buon senso. Pertanto amiamo i nostri “vecchi” e tuteliamoli, come d’altronde fecero loro con noi quando erano giovani.