Un impegno di qualità e professionalità di Rsa come la nostra in un’Italia che invecchia

La necessità di creare una speciale  politica sanitaria dedicata ai pazienti fragili e soprattutto agli anziani.  Il professore Roberto Bernabei, direttore del dipartimento di Scienze dell’invecchiamento del Policlinico Gemelli a Roma, in una recente intervista sul quotidiano “La Repubblica” mette in evidenza l’aumento esponenziale negli ultimi anni della popolazione anziana e gli effetti che hanno su di loro i cambiamenti climatici Nei molto anziani, e negli anziani, fragili, i cambiamenti climatici colpiscono in maniera importante. Non è un caso che in Italia il picco di decessi lo scorso anno (quasi il 40 %) si è registrato nei mesi più caldi (luglio e agosto) e in quelli più freddi ( dicembre e gennaio). «L’Italia è un Paese con sempre più anziani- ha detto il professor Bernabei – e questo invecchiamento evidenzia il fenomeno nuovo della fragilità». In tale contesto l’assistenza domiciliare ed il lavoro di costante miglioramento della qualità del piano di offerta di assistenza nelle realtà delle residenze sanitarie assistenziali e delle case di riposo richiede uno sforzo titanico da un punto di vista culturale, metodologico e organizzativo. Questa è la vera scommessa del Sistema sanitario nazionale e a caduta dei Sistemi sanitari regionali e locali che premiano modelli che vadano a creare ambienti in discontinuità con il passato in cui umanità, professionalità ed assistenza si incastrano come un meccanismo perfetto. I tre bollini rosa della “Fondazione Onda” che la nostra Rsa ha ricevuto nel dicembre dello scorso anno certificano la qualità del nostro intervento. Non c’è alcun dubbio d’altro canto l’Italia è sempre più un Paese di anziani. Lo certificano i nuovi dati Istat che, per la prima volta dall’unità d’Italia (dunque da ben 160 anni), rilevano una natalità al minimo storico con i nuovi nati nel 2022 sotto quota 400.000 e una mortalità ancora molto elevata dopo la fine della pandemia. Una popolazione scesa a 58,851 milioni di persone con un’età media di 46 anni, un abitante su quattro over 65 e ben 22mila ultracentenari.  Da dati Istat nel 2022 i decessi in Italia sono stati di più del 2021, 713mila con un tasso del 12,1 %; meno di sette neonati e più di 12 decessi ogni mille abitanti. Nei quattro mesi più caldi e più freddi dell’anno i morti sono stati ben 265mila spiega l’Istat «dovuti soprattutto alle condizioni climatiche avverse che hanno penalizzato nella maggior parte dei casi la popolazione più anziana e fragile, principalmente donne». Una casistica rilevata con una certa continuità negli ultimi otto anni, «un segnale apparentemente inequivocabile – secondo l’Istat – di quanto i cambiamenti climatici stiano assumendo rilevanza crescente anche sul piano della sopravvivenza nel contesto di un Paese a forte invecchiamento».

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