La riabilitazione cognitiva può ottenere ottimi risultati per alcune forme di demenza

Non tutti i tipi di demenza sono irreversibili. Specie nella fase iniziale per alcune forme di demenza  si può intervenire con una forma di riabilitazione cognitiva. «La riabilitazione cognitiva contro la demenza rappresenta una prospettiva di particolare interesse nelle società dei paesi più sviluppati, in cui i miglioramenti legati allo stile di vita e alla qualità delle cure mediche hanno determinato un progressivo allungamento della vita media» (Fonte neurologiaRoma.it).  Con l’aumento del numero degli individui nella fascia più anziana della popolazione assistiamo ad un aumento dell’incidenza di malattie degenerative legate all’età. Con il potenziamento delle residue capacità anatomico-funzionali del cervello, è possibile contrastare e rallentare sia il deterioramento cognitivo causato dall’età, sia quello dovuto a patologie degenerative. «Tuttavia, se la demenza coinvolge progressivamente ogni aspetto della vita mentale ed emotiva di una persona, la riabilitazione cognitiva non serve solo a rallentare la progressione del declino cognitivo, ma anche a ridurre il calo dell’autostima, l’ansia e la depressione che la demenza porta con sé» (Fonte neurologiaroma.it). Gli obiettivi della stimolazione cognitiva sono principalmente due favorire l’uso e il mantenimento delle funzioni cognitive preservate con il potenziamento cognitivo, promuovere esperienze gratificanti che sostengano l’autostima e l’immagine personale tramite un intervento di tipo emotivo-comportamentale. L’approccio riabilitativo è progettato individualmente sulla singola persona, sugli operatori socio sanitari e sull’ambiente. «L’esempio più diffuso e utilizzato di tecnica di stimolazione cognitiva, è la Reality Orientation Therapy o Rot (Taulbee, 1984; Zanetti et al., 2005). La Rot si pone come obiettivo quello di riorientare il paziente rispetto a sé stesso, alla propria storia e all’ambiente circostante. Attraverso delle ripetute stimolazioni, che siano verbali o visive, si rafforzano le informazioni di base del paziente rispetto alle coordinate spazio-temporali e alla storia personale. Si articola in 14 sessioni strutturate, ognuna caratterizzata da un tema (ad esempio, l’uso del denaro, delle posate, la lettura e commento di notizie, i giochi di parole)» (Fonte neurologiaroma.it) . L’impatto della demenza intacca sia le facoltà cognitive, indebolendo la memoria, la capacità di ragionamento e del linguaggio, ma interessa anche l’aspetto emotivo, comportamentale e funzionale. Ne deriva una marcata compromissione dell’autonomia dell’anziano. La persona è colpita nella sua interezza,  con tutto il bagaglio che si porta dietro: la sua personalità, il suo vissuto, il suo contesto familiare. Due pazienti con la stessa diagnosi di demenza, per questo motivo, possono avere forme e manifestazioni totalmente diverse.

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