
Abbiamo spesso trattato il tema della demenza, patologia degenerativa della sfera cognitiva che provoca un decadimento della percezione della realtà, dell’orientamento temporo-spaziale, e, di conseguenza il livello di capacità di elaborare un pensiero razionale. Lo svilupparsi in modo rapido ed esponenziale di questa malattia nel corso degli ultimi anni, ha conseguentemente provocato una accelerazione della realizzazione di strategie volte a rallentarne il decorso, dato che, al momento non esistono ancora cure risolutive. Importante a tal proposito è l’individuazione delle fasi primarie. «L’inizio della demenza è abitualmente, ma non sempre, insidioso. II soggetto ed i famigliari notano una minore attenzione, una certa agitazione o apatia, una tendenza a dimenticare le cose, piccole inadeguatezze in alcune attività della vita quotidiana. Possono manifestarsi alterazioni del comportamento di tipo depressivo o manifestazioni di violenza. Se la situazione clinica peggiora si possono avere allucinazioni e fissazioni, fughe notturne, mancato riconoscimento dei luoghi a loro familiari o di persone note» (Fonte medisoc.it) I famigliari con il passare del tempo e con il progressivo aggravamento dei disturbi cognitivi rischiano di diventare le “vittime” più facili di questo tipo di pazienti. I parenti più stretti percepiscono, in un certo qual modo, la persona cara che apprezzavano nella sua dinamicità e lucidità mentale. Si trovano di fronte ad un soggetto che degrada lentamente e progressivamente, elaborano fasi di sofferenza, di negazione, di impotenza, di coinvolgimento eccessivo, di mancata tolleranza dati gli impegni assistenziali, le frustrazioni che ne derivano e le scarse alternative di assistenza a domicilio con supporti esterni allargati. Valutata la gravità e la preoccupante diffusione del problema, è necessaria l’attuazione di servizi appropriati su tutto il territorio nazionale, come previsto dalla legislazione nazionale e regionale. La demenza interferisce con l’autonomia e la dignità della persona ed è motivo di sofferenza non soltanto ai pazienti ma anche ai famigliari. È stata definita un’“epidemia silenziosa ed ingravescente”, sicuramente “scomoda” per tutti: per i famigliari che convivono, per gli amici, per il medico, per gli infermieri addetti all’assistenza nelle strutture istituzionali. Regioni ed Enti Locali hanno inserito questo ambito di intervento al centro delle priorità e della programmazione da tempo: con qualche problema di bilancio, non essendo ancora stata emanata la legge a tutela della Non Autosufficienza, tanto auspicata, che dovrebbe indicare le linee ma soprattutto le fonti finanziarie specifiche per coprire i bisogni di questa area. «Le leggi sia in campo sociale che sul campo sanitario cui si fa riferimento per i provvedimenti regionali e locali, non mancano, peraltro, di dare indicazioni precise circa le linee di intervento: dal decreto di riforma 229/99, coerentemente con il “Progetto Obiettivo Anziani”, alla legge quadro 328/00 da cui le leggi regionali hanno ripreso le linee politiche» (Fonte medisoc.it) .