
Parecchi sono i pensieri ed i motivi di riflessione dopo la pandemia da Covid 19. Un tema ripreso recentemente anche dall’Osservatore Romano, quotidiano della Santa Sede è quello di «ricostruire un futuro nel quale gli anziani siano inclusi e non emarginati» non solamente perché proprio loro hanno pagato il prezzo più alto in termini di perdite, ma per la drammatica solitudine cui sono stati costretti a vivere negli ospedali, nelle Rsa e fra le pareti domestiche spesso non condivise con altri. Gli anziani e la Bibbia. Letture spirituali della vecchiaia è un libro al quale gli autori avevano iniziato a lavorare prima del covid-19 e che fornisce la possibilità di approfondire e soffermarsi, attraverso gli anziani del Vecchio e Nuovo Testamento, sulla forza delle loro figure. Scritto a tre mani da Maria Cristina Marazzi, medico e docente universitario, consulente di progetti internazionali solidali verso le fasce più deboli legati alla Comunità di Sant’Egidio, da Ambrogio Spreafico, dal 2008 vescovo di Frosinone-Veroli-Ferentino, biblista e docente di Sacra Scrittura e dal 2016 presidente della Commissione per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso della Conferenza episcopale italiana, e da Francesco Tedeschi, sacerdote e docente di liturgia e teologia sacramentaria con la Comunità di Sant’Egidio, presente nell’attività pastorale e di sostegno agli anziani. Con una prefazione di Andrea Riccardi, storico e fondatore della comunità, le pagine narrano fra gli altri le vicende di Noè, Abramo, Giobbe, Zaccaria, Nicodemo, Simeone e Anna, ci ricordano il loro rapportarsi con la vita e la società dell’epoca, la trasmissione di sapienza e amore verso i giovani, un vivere spiritualmente dinamico seppur rallentato dall’età. «Al contrario oggi che la vita si è allungata e che il popolo degli anziani è diventato parte considerevole delle nostre città, non ci si è interrogati sull’evoluzione del loro ruolo, sul valore aggiunto che essi possono offrire, ai loro coetanei per affinità come a tutti noi. Eppure non siamo riusciti a dare risposta su cosa voglia dire una società per tutti, dove ognuno è parte integrante per quel che può offrire e ricevere» (Fonte Laura Paparatti Osservatore Romano) . Un tempo nelle società matriarcali e patriarcali che caratterizzavano diverse comunità gli anziani erano considerati come depositari di sapienza e conoscenza e per questo fonte di venerazione. Con l’evoluzione del contesto sociale con economia contadina ed artigianale a quella prevalentemente industrializzata un anziano è spesso considerato un peso perché non è più parte di un ingranaggio di produzione e quindi non “serve più”. «La mancanza di salute e la disabilità – ci ricorda tuttavia Papa Francesco – non sono mai una buona ragione per escludere o, peggio, per eliminare una persona ; e la più grave privazione che le persone anziane subiscono non è l’indebolimento dell’organismo e la disabilità che ne può conseguire, ma l’abbandono, l’esclusione, la privazione di amore». Il nostro compito, quindi come operatori che lavorano in una Rsa per anziani non è solamente quello di fornire ai nostri pazienti una buona assistenza sui bisogni primari, cioè, pulizia, igiene, alimentazione ma mescolare questi elementi con due ingredienti fondamentali: l’amore ed il rispetto per un salto di qualità assolutamente necessario ed importante.