L’ingresso di un nuovo paziente, un momento molto importante

L’arrivo di un anziano in una casa di riposo, è uno dei momenti più delicati e difficili dell’intera sua vita, sia per le implicazioni a livello ansioso e di stabilità emotiva  della persona, che adotta questa soluzione una situazione di bisogno, quindi quasi sempre non per una scelta personale, ma perché rappresenta un cambiamento radicale di vita sia per l’ anziano che per la famiglia. «Il trasferimento in una collettività risulta stressante anche laddove ci sia una diretta scelta della persona e anche quando le nuove condizioni di vita siano migliori di quelle che vengono lasciate dietro alle spalle. Infatti, occorre tenere in considerazione che molti anziani prima dell’ingresso nella residenza vivono da soli, in condizioni di forte disagio e di solitudine estrema: in questi casi le conseguenze dell’istituzionalizzazione non sono solo di carattere negativo, come troppo spesso viene immaginato. In questi casi l’ingresso a medio e lungo termine in una casa di riposo può essere vissuto in modo positivo dall’ anziano, con un senso di sicurezza dato sia dall’assistenza sanitaria che da nuove occasioni di contatti sociali, e che tutto questo favorisce il miglioramento generale dello stato di salute» (stateofmind.it). In senso generale però l’entrata in una struttura per anziani può comportare una perdita di autonomia dello spazio decisionale della persona e delle sue motivazioni che, sommata alla serie di perdite fisiologiche dovute all’ invecchiamento, può innescare una serie di reazioni a catena in senso peggiorativo. Per supplire il più possibile ai limiti dell’istituzionalizzazione, diventa necessario rispondere non soltanto ai bisogni assistenziali, ma anche a quelli socio-culturali, ricreativi ed educativi, organizzando attività di mantenimento cognitivo nonché momenti ludici, creativi e terapeutici. La persona anziana istituzionalizzata ha bisogno di ritrovare stimoli diversi, di essere sollecitata agli scambi sociali, di trovare un momento per sé da condividere con gli altri, di vivere momenti allegri insieme agli altri ospiti e ai familiari (Pedrinelli Carrara, 2013). Il  vissuto psicologico durante l’istituzionalizzazione può essere suddiviso in tre fas.  Innanzitutto, come facilmente intuibile, avviene per il distacco.  Nell’ambito di questa fase i contraccolpi psicologici sono strettamente collegati alla causa e al modo attraverso il quale l’anziano è entrato nella struttura. La sindrome del primo mese si riferisce ad un adattamento non sempre semplice dell’anziano nella nuova residenza (il tempo di un mese è indicativo). Può succedere che egli abbia determinate reazioni come la confusione mentale, l’agitazione, l’apatia, il rifiuto e l’ostilità per la perdita del proprio ambiente di vita nel vedere limitata la propria libertà individuale. I vissuti emotivi negativi legati all’adattamento nella struttura, quindi, possono influenzare le prestazioni cognitive dell’anziano producendo uno stato di confusione e rallentamento mentale». (Fonte stateofmind.it». La terza fase è quella dell’accomodamento. In generale dopo la crisi del primo mese, si può osservare nell’ anziano un recupero delle condizioni di salute antecedenti il ricovero oppure un progressivo deterioramento. Naturalmente l’impegno dell’équipe sanitaria è mirata ad evitare quest’ultima fase con la realizzazione di un percorso che vada in qualche modo ad evitare l’insorgere di questa terza attraverso un percorso di accoglienza mirato alla profonda comprensione dei bisogni del paziente.

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