Lo scompenso cardiaco: una patologia frequente nella terza età e l’importante lavoro del team sanitario

 

Con l’aumentare dell’età una delle patologie che possono minare la buona salute degli anziani è lo scompenso cardiaco. Si tratta di un insieme di sintomi e manifestazioni cliniche causato dall’incapacità del cuore di fornire una quantità di sangue sufficiente per le esigenze del nostro corpo. Il tutto causa un accumulo di liquidi a livello degli arti inferiori, dei polmoni e in altri tessuti. «Lo scompenso cardiaco, pur rimanendo ancora una delle patologie cardiovascolari meno considerate è però la prima causa di ricovero tra gli ultrasessantacinquenni, oltre che la prima causa di morte proprio tra le malattie cardiovascolari in Italia. Inoltre, in quanto patologia cronica e invalidante, lo scompenso cardiaco comporta frequenti ospedalizzazioni, il ricorso continuo ad esami medici, farmaci e programmi di assistenza, rimane ancora sebbene rappresenti, ormai, anche un importante problema di salute pubblica. L’Italia è attualmente uno dei paesi più longevi al mondo» (https://www.keepitpumping.com). Da uno studio effettuato dall’Istat con oltre 14 milioni di persone anziane over 65 anni, di cui la metà over 75, il nostro Paese ha la popolazione più vecchia d’Europa, con una percentuale del 22,8% che ha più di 65 anni a fronte del 20,3% della media dell’Ue. Rispetto al 2010 gli over 65 sono cresciuti di circa 1,8 milioni, rappresentando un fattore di rischio diffuso per lo scompenso cardiaco. La prevalenza dello scompenso cardiaco cresce, inoltre, in maniera esponenziale con l’età: meno dell’1% sino a 60 anni e fino al 20% dopo gli 80 anni. In tutto il mondo occidentale, con il progressivo invecchiamento della popolazione, l’incidenza dello scompenso cardiaco è destinata a crescere, motivo per cui questa patologia può essere definita come ‘la sindrome cardio-geriatrica del XXI Secolo . L’insieme di questi fattori introduce il concetto di “anziano fragile” e la necessità, quindi, di un intervento preventivo, curativo e riabilitativo mirato. Molto importante nella cura di un anziano multidimensionale dell’anziano deve basarsi su un processo diagnostico multidisciplinare in cui è molto importante il lavoro del team composto dal responsabile sanitario, l’infermiera/e professionale; la fisioterapista; le/gli Oss, l’animatore – educatore  per affrontare un Piano assistenziale individualizzato in un mix ideale tra diversi tipo di intervento. Oltre al necessario piano terapeutico farmacologico va programmato un intervento sociale elaborato dall’animatore – educatore che punta ad una stimolazione cognitiva, al mantenimento (e/o laddove sia possibile) un recupero di un accettabile tono dell’umore, delle potenzialità mentali e comportamentali residue. Questi ultimi sono anch’essi fattori fondamentali che possono incidere in maniera assolutamente importante sul miglioramento dello scompenso cardiaco attraverso per esempio una regolarizzazione della pressione arteriosa.

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