
Nel campo della cura dell’anziano è molto importante, prima di formulare particolari progetti di intervento su ogni ambito considerare elementi imprescindibili per gli operatori sanitari e sociali. Parliamo dell’osservazione , la conoscenza e quindi la possibilità di «trasferire all’oggi un modello di cura e di assistenza diverso, che non si fondi sull’ansia e non ricada nei meccanismi di iper protezione» (fonte intuizioni montessoriane per la demenza, Anita Avoncelli, Maggioli editori) che blocchi in qualche modo la libertà e l’autodeterminazione della persona. Da questo punto di vista tutto ciò che ruota intorno all’anziano con demenza conclamata, deve essere pensato per sostenere senza sostituirsi o per compensare le carenze senza neutralizzare le capacità residue dell’ospite. Avendo come presupposto che il nostro cervello si “ciba” dei nostri stessi sensi, quindi non solo di ossigeno, il nostro metodo di lavoro sugli anziani sarà necessariamente diverso e puntato a strutturare un ambiente diverso dal mero ente istituzionale. Molto importante creare un ambiente familiare e sereno in cui l’ospite possa sentirsi come a casa propria. «L’idea di base è, se faccio capisco e nessuno può imparare al mio postoؐ» (fonte intuizioni montessoriane per la demenza, Anita Avoncelli, Maggioli editori) . Per svolgere al meglio il nostro lavoro di intervento animativo , fisioterapico ed assistenziale , dobbiamo porci a fianco dell’anziano, accompagnandolo con gentilezza, in maniera propositiva e rassicurante. Dobbiamo stimolare un percorso all’interno della Rsa in cui l’ospite trovi i suoi spazi, la sua vocazione a trovare il passatempo preferito (disegnare, ascoltare la musica, cantare, dialogare, il voler rendersi utile in piccole attività insieme alle Oss come assisterle intanto che stanno apparecchiando la tavola, piegare tovaglioli). Quindi, ciò che va tenuto in fortissima considerazione, è il rispettare e soddisfare (ovviamente nel limite del possibile) i desideri dell’ospite che lo conducono nella direzione del benessere. Le strategie di intervento debbono essere compensative e non dispensative (cioè calate dall’alto), in quanto, in questo modo si otterrà l’effetto contrario, cioè il rifiuto dell’ospite a collaborare con il personale sanitario e a partecipare alle attività di animazione. Anche l’ambiente deve quindi essere modulato e reso fruibile in modo tale che l’anziano si senta a suo agio, in un ambiente accogliente, che possa, ovviamente con tutte le limitazioni del caso, avvicinarsi il più possibile al proprio ambito casalingo e familiare.