Mettere al centro la persona per una cura di anziani con demenza ispirata al metodo Montessori

Un concetto molto interessante di approccio lavorativo nell’ambito di una moderna Rsa viene nuovamente sottolineato in una recente pubblicazione di Anita Avoncelli dal titolo “Montessori abbraccia le demenze” edito da Maggioli Editore. Esperta nella pedagogia della terza età, da più di 20 anni, Anita Avoncelli lavora all’interno di realtà per anziani. Promotrice del modello Montessori per la demenza, che coniuga sia la pedagogia montessoriana che il concetto di retrogenesi di Reisberg, attraverso una visione sistemica. Si occupa di fare conoscere questo approccio nel vasto panorama delle realtà socio sanitarie e formative, al fine di modificare il processo di cura dei professionisti attuali e futuri. La sua esperienza professionale sul campo le ha permesso di concretizzare un modello di intervento utile sia per l’équipe ma anche per i caregiver, tale da interessare la stampa e le realtà socio sanitarie anche oltre confine. Nel 2020 pubblica per “Montessori abbraccia le demenze” che rappresenta un importante manuale dedicato ad animatori, educatori ed operatori socio sanitari che operano in una casa di riposo. Un concetto molto importante del metodo montessoriano che è anche tutto ciò che ispira la nostra attività nella Rsa di Ferrera è quello che richiama al concetto di autonomia, libertà ed individualità. Un aspetto di grande rilevanza che si rifà al principio di rispetto della persona in quanto tale non dimenticandoci mai che il nostro lavoro di cura ed accudimento dell’anziano non deve perdere mai di vista l’unicità dell’essere umano in quanto tale. Una frase molto significativa di Sant’Agostino che si trova all’interno della pubblicazione recita «Le persone viaggiano per stupirsi, delle montagne, dei fiumi, delle stelle, e passano accanto a sé stesse senza meravigliarsi». Bisogna rifarsi ad un decalogo che la Avoncelli evidenzia: 1) Dare il nome esatto alle cose: legare non è contenere; 2) Cambiamo il vocabolario da “un protocollo di inserimento” a “vera accoglienza” dell’ospite; da idratazione a bere un tè insieme. 3) Tornare ad educare il personale che in prima persona si occupa di seguire le persone affette da demenze: i professionisti sono tutti: dagli Oss, all’educatore professionale, alla fisioterapista, dal responsabile sanitario alla direttrice generale ed anche le signore che si occupano dell’igiene e delle pulizie degli ambienti. 4) Tornare ad essere maggiormente empatici: questo processo deve partire da noi stessi. Se non lo siamo noi difficilmente potremo sostenere gli altri. 5) Ripensare agli spazi di vita che dovranno sempre più essere simili ad un ambiente familiare. 6) Potenziare l’autodeterminazione dell’ospite in modo tale che collabori alle scelte delle attività che gradisce vengano svolte per il proprio benessere e tempo libero. 7) No ai piani di lavoro, ma linee guida che seguano le diversità delle giornate. Quindi essere elastici e sapersi adattare alle esigenze dell’utenza. 8) Alleanza con i familiari dell’ospite (laddove sia possibile) in ingresso e poi mantenerla concentrandosi sul benessere dell’anziano e non del parente. 9) Descrivere in maniera minuziosa tutto ciò che può essere messo in atto per evitare la contenzione di un ospite. 10) Formare continuamente il personale ed i gruppi di controllo.

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