C’è una correlazione tra ipoacusia ed insorgenza della demenza senile

Studi approfonditi hanno dimostrato che esiste una connessione importante tra l’orecchio ed il cervello. In tale contesto diventa molto importante quando ci si rende conto di avere problematiche legate all’udito, di rivolgersi immediatamente ad uno specialista. E’ stato infatti verificato che c’è un legame tra ipoacusia, ovvero difficoltà uditiva ed insorgenza di patologie collegate alla demenza senile. Quindi per una migliore qualità della vita e per prevenire situazione di compromissione cognitiva, è molto importante svolgere un controllo dell’udito come forma di profilassi di estrema rilevanza. «Un deficit moderato dell’udito può infatti triplicare il rischio di sviluppare una forma di demenza, e gli anziani con una forma significativa di ipoacusia hanno il 24% di probabilità in più di compromettere le proprie abilità cognitive. Secondo gli esperti, il legame tra udito e problemi cognitivi potrebbe permettere di prevedere, con anticipo, la formazione delle lesioni cognitive, in modo da intervenire tempestivamente su demenza e Alzheimer». (fonte Cisenti. Ch) . «L’opinione comune – spiega Frank Lin, della Johns Hopkins University di Baltimora – è che la perdita di udito sia una semplice conseguenza dell’invecchiamento. In realtà gli studi più recenti mostrano come l’ipoacusia possa influire sulla buona salute del cervello. Si ipotizza che un trattamento efficace dei disturbi dell’udito aiuti a prevenire il declino cognitivo». La relazione tra ipoacusia e deficit cognitivi in popolazioni adulte/anziane è stata oggetto di varie ricerche cliniche. Numerosi studi hanno dimostrato che le persone affette da ipoacusia, confrontate con soggetti coetanei non affetti, sono significativamente più predisposti a sviluppare tali deficit. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), le persone affette da demenza saranno circa 100 milioni entro il 2050, contro i 36 milioni attuali. Ne consegue che, qualsiasi correzione dell’ipoacusia non solo sarebbe in grado di “prevenire” la progressione della demenza ma potrebbe potenzialmente attenuarne i sintomi. Secondo Lin l’ipoacusia contribuisce in quattro modi diversi al decadimento cognitivo (fonte  Cisenti. Ch). «L’ipotesi più ovvia – continua Lin – è l’esistenza di un processo fisiologico che contribuisce all’ipoacusia e al declino cognitivo. Un’altra possibilità è legata allo stress esercitato sul cervello dallo sforzo di comprensione dovuto dal deficit uditivo. La terza ipotesi considera che la perdita di udito modifichi la struttura del cervello, contribuendo ai problemi cognitivi. Infine, sembra possibile che l’isolamento sociale causato dall’ipoacusia giochi un ruolo nel favorire lo sviluppo di questi disturbi. Il deficit uditivo può ridurre, anche di oltre il 30%, l’efficienza di altre abilità cognitive aumentando il rischio di una precoce compromissione di funzioni come l’attenzione e la memoria. Un calo dell’udito è associato a un aumento di oltre 3 volte la probabilità di sviluppare una forma di demenza, mentre in 3 pazienti con un deficit cognitivo su 4 si registra anche un disturbo dell’udito».

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