
Una parte molto interessante del capitolo riguardante l’invecchiamento sono i SuperAger: donne e uomini di 80 anni o più che hanno capacità cognitive paragonabili a quella degli individui di mezza età. La scienza vi ripone molte speranze: scoprire i segreti dei SuperAger potrebbe fare la differenza in un mondo che invecchia rapidamente ed è afflitto da malattie come L’Alzheimer. E un segreto dei SuperAger è stato scoperto proprio qualche giorno fa. Lo rivela la rivista medica online “Gazzetta salute online”- Secondo un team di neuroscienzati della Northwestern University (USA) nei SuperAger i neuroni responsabili della memoria sono più grandi rispetto anche a quelli delle persone che hanno tra 20 e 30 anni di meno». Questi neuroni si trovano in una regione del cervello nota come corteccia entorinale e potrebbero essere la chiave per prevenire l’Alzheimer. «La straordinaria scoperta che i SuperAger hanno neuroni più grandi rispetto ai loro coetanei e anche alle persone più giovani può implicare che grandi cellule erano presenti dalla nascita e si sono mantenute così per tutta la vita – commenta l’autore principale dello studio, Tamar Gefen, docente di psichiatria e scienze comportamentali presso la scuola di medicina della Northwestern University. Ma non è solo questione di dimensioni. I ricercatori hanno scoperto che i neuroni SuperAger non ospitano le proteine tau, che si aggrovigliano in placche che distruggono le cellule cerebrali e rappresentano il sintomo caratteristico della demenza» (fonte https://www.gazzetta.it/salute ). Per motivi tutti ancora da verificare le cellule di questa parte del cervello sono particolarmente vulnerabili durante l’invecchiamento e nelle prime fasi dell’Alzheimer. Nello studio sopra evidenziato si dimostra che nell’Alzheimer, il restringimento dei neuroni della corteccia entorinale sembra essere un marcatore caratteristico della malattia. «Sospettiamo – dice Gefen – che questo processo sia una funzione della formazione del groviglio di tau nelle cellule colpite che porta a scarse capacità di memoria in età avanzata», continua il ricercatore. «Identificare questo fattore (e ogni fattore simile) è fondamentale per la scoperta precoce dell’Alzheimer, il monitoraggio del suo decorso e il trattamento» (fonte https://www.gazzetta.it/salute ). Con l’avanzare dell’età c’è un declino cognitivo che può portare a forme di demenza senile. Si stima, per esempio, che circa il 40% delle persone sopra i 60 anni soffra di un certo grado di perdita di memoria. E le cifre aumentano con l’età. Uno dei prossimi obiettivi da parte della comunità scientifica sarà stabilire come e perché i neuroni sopravvivono nei SuperAger, sondando l’ambiente cellulare. Comprendere come e perché queste cellule che le rendono resilienti alla degenerazione sarà un passo fondamentale per combattere e contrastare le demenze e le patologie ad esse collegate.