
Un disturbo molto importante che attiene alla sfera alimentare e coinvolge gli adulti e gli anziani è quella deriva comportamentale che, se si cronicizza, diventa patologica ed è conosciuta come Ortoressia nervosa. «L’Ortoressia nervosa può altresì configurarsi come disturbo ossessivo e desiderio di controllo ancorato al cibo e alla purezza degli alimenti, o come disturbo del comportamento Alimentare (DCA), parzialmente o più ampiamente correlato ad altre forme più note e tradizionali dei DCA, da cui differisce sicuramente per la focalizzazione, che riguarda la qualità e non la quantità del cibo» (Fonte Elisabetta Atzeni, Daniela Converso, Barbara Loera, Scuola di Specializzazione in Psicologia della Salute, Dipartimento di Psicologia, Università di Torino). I principali danni fisici e psicologici connessi all’ortoressia nervosa sono rappresentati dai comportamenti ossessivi atti a tutelare la “purezza” della propria alimentazione, che possono raggiungere una pervasività e un’invasività così consistenti da compromettere la qualità di vita: dalla dilatazione del tempo dedicato alla pianificazione, scelta, preparazione e combinazione degli alimenti nella dieta, a scapito del tempo dedicato ad altre attività, alla malnutrizione dovuta all’esclusione di intere classi di alimenti per la loro presunta impurità – dannosità, oppure dalla restrizione dei rapporti sociali ai soli che condividono la stessa attenzione/preoccupazione, sino a un vero e proprio isolamento sociale Il termine viene così composto per descrivere la fissazione per un’alimentazione sana: l’ortoressia non è la ricerca di un programma dietetico per perdere peso o per migliorare il proprio stato di salute, bensì un’ossessione patologica per il consumo di cibi biologicamente puri e sani. «Tale fissazione, che può nascere come semplice attenzione per una dieta sana, può degenerare in una forte preoccupazione circa le caratteristiche nutritive e organolettiche degli alimenti, che si consolida in un sistema di credenze alimentari quasi sempre auto-generato attingendo da fonti non ufficiali e/o facendo deduzioni sbagliate delle evidenze cliniche sul legame cibo-salute, cibo-purezza, cibo-longevità» (Fonte Elisabetta Atzeni, Daniela Converso, Barbara Loera, Scuola di Specializzazione in Psicologia della Salute, Dipartimento di Psicologia, Università di Torino. Va temuto presente che l’adozione di regimi dietetici assoluti o privi di fondamento scientifico non indica necessariamente lo sviluppo di Ortoressia nervosa, mentre la persona ortoressica può passare facilmente da una “teoria dietetica” (crudista, senza lattosio, senza glutine, vegetariana, vegana, ecc.) all’altra, anche se caratterizzata da principi contrastanti rispetto al regime adottato in precedenza.