L’anosognosia e la confabulazione nell’anziano affetto da demenza senile

Una delle problematiche più evidenti e che si manifesta con l’invecchiamento e si associa alle casistiche di demenza senile è la mancanza di consapevolezza dei propri deficit cognitivi è l’anosognosia. Questo aspetto è molto comune nelle persone con demenza. «Secondo un’indagine statunitense, pare infatti che l’anosognosia (termine medico che indica l’incapacità di riconoscere il proprio deficit motorio, cognitivo o emotivo) riguardi circa l’81% dei malati di Alzheimer e fino al 60% delle persone con lieve declino cognitivo. Le conseguenze di questa inconsapevolezza sono pesanti non solo per la persona stessa, ma anche per i suoi familiari e di chi si prende cura di loro che cercano in tutti i modi di aiutare qualcuno che sostanzialmente non riconosce di avere un problema e come tale, rifiuta di essere aiutato o di consultare un medico. Essere consapevoli di quello che sentiamo e di quanto efficienti siamo nelle nostre funzioni ci permette di prenderci cura dei nostri bisogni quotidiani, fuori e dentro casa, nonché delle nostre relazioni con le persone che ci circondano» (Fonte Novilunio). Diventa quanto mai necessario, poi,  distinguere tra anosognosia e negazione: sono due condizioni diverse che hanno anche cause diverse. La negazione e il diniego sono meccanismi di difesa che la persona usa per rifiutare qualcosa che vuole ignorare, evitare parzialmente, o rifiutare del tutto perché è troppo difficile da affrontare. In caso di negazione, la persona tende a minimizzare il problema o ad accettare la verità solo in parte. Ad esempio, può riconoscere di avere una malattia cronica ma evita di prendere i farmaci. «L’anosognosia è invece causata da un danno alle aree del cervello (spesso localizzate nei lobi pre-frontali della parte destra) che riguardano la percezione di se stessi e del proprio corpo, regolano le nostre capacità di risolvere problemi, pianificare e comprendere il contesto e il significato delle nostre esperienze e interazioni sociali. In pratica, la parte destra del nostro cervello ci rende capaci di identificare anomalie e nuove informazioni, integrandole con il senso di realtà che viviamo» (Fonte Novilunio). Spesso le persone con anosognosia ricorrono alla confabulazione, ovvero alla formulazione di risposte che cercano di mettere insieme i pezzi di un evento o una situazione collegando informazioni, date, luoghi e persone che in realtà non c’entrano nulla tra loro. Vorrei a questo proposito soffermarmi su un aspetto fondamentale: la confabulazione non è menzogna. Le persone che ricorrono alla confabulazione credono che le loro parole corrispondano alla verità. Le persone confabulano non perché amano mentire ma perché stanno cercando di rispondere a una domanda o partecipare a una conversazione in un modo che per loro ha un senso. Spesso la storia riportata dalla persona può sembrare del tutto normale e ragionevole a un estraneo, mentre a un familiare può risultare confusa o completamente sbagliata. Questo è il segnale che c’è qualcosa che non va.

Leave a Reply

Your email address will not be published.*

RSA Ferrera Erbognone  Piazza Giordano Bruno Ferrera Erbognone (PV) | Powered by Advantis