
L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha stimato che entro il 2030 il numero di persone di 60 anni sarà di molto superiore a quello dei bambini di 5 anni. Di conseguenza anche le malattie legate all’invecchiamento rappresentano un problema sanitario e sociale importante. Un gruppo di studio di Fondazione Multimedica guidato dal professor Paolo Madeddu ricercatore dell’Università di Bristol ha portato avanti un progetto di ricerca per identificare le basi molecolari e cellulari della sindrome dell’anziano fragile. L’invecchiamento infatti è un fattore di rischio non modificabile per l’aterosclerosi e l’ipertensione e le loro conseguenze debilitanti e spesso mortali che sono l’infarto del miocardio, l’ictus e lo scompenso cardiaco. In particolare, l’incidenza di scompenso si stima duplichi per il 2040.. «Ma queste malattie- dicono gli specialisti – non si verificano come eventi isolati, sono invece il frutto di lenti processi e delle relazioni tra l’individuo ed il suo ecosistema, delle interazioni tra i vari organi di uno stesso individuo e tra le diverse cellule che compongono gli organi in un complicato sistema che come in una matrioska passa dal grande al piccolo e viceversa. Se quindi immaginiamo la vita umana ed il benessere di individuo come una scala in cui il gradino più alto è la salute e il più basso la morte, la velocità con cui la scenderemo dipenderà da fattori non modificabili come la genetica, il caso e l’ambiente in cui viviamo, ma anche da fattori modificabili come comportamenti e relazioni che mettiamo in atto per vivere al meglio. Proprio in virtù di queste considerazioni si inserisce la fragilità geriatrica come modello di perdita di questo delicato equilibrio tra i fattori modificabili e quelli che non lo sono». la fragilità si può definire come una condizione dinamica che colpisce un individuo che sperimenta perdite in uno o più domini funzionali (fisico, psichico, sociale) causate dall’influenza di più variabili, che convergono nell’aumentare il rischio di risultati avversi per la salute. Gli individui fragili hanno difficoltà a far fronte agli eventi stressanti della vita, si ammalano più facilmente e diventano presto meno indipendenti. Tale condizione debilitante affligge una larga fetta della popolazione over 65 italiana (circa il 15%). Per definire un soggetto fragile da uno che non lo è si deve tener conto non solo degli aspetti fisici, ma anche dello stato psicologico e della rete di rapporti che ha in essere, relazione particolari con reti sociali di sostegno più o meno solidi. Da un punto di vista clinico la fragilità è caratterizzata da decadimento muscolo-scheletrico e cognitivo. Quale sia l’impatto su cuore e vasi è ancora poco noto e potrebbe rappresentare punto importante per prevenire quelle malattie cardiovascolari che tanto rilievo hanno nella popolazione anziana. Il nostro organismo ha però una risorsa interna per rispondere agli stress rappresentata dal midollo osseo. In quest’organo risiedono cellule protettive del sistema immune e del sistema vascolare oltre che di quello scheletrico. Queste cellule vengono attivate nel momento di uno sbilanciamento dell’equilibrio del nostro organismo e viaggiando attraverso i vasi raggiungono gli organi danneggiati per aiutare a rigenerarli. «Nel caso del sistema vascolare – dice il professor Madeddu – queste cellule vengono identificate dal marcatore CD34 e possiamo considerarle dei guardiani del benessere vascolare e non solo. Il loro numero e la loro funzionalità sono lo specchio del benessere di un soggetto, viceversa una loro alterazione è predittiva di un rischio di malattia e di morte. L’attività fisica e interventi nutrizionali ripristinano la disponibilità/funzionalità di tali cellule». Nella casistica della ricerca è stata evidenziata una importante correlazione con una attività fisica. Più attività fisica viene svolta e minore è la fragilità. Come in molti settori della medicina e della cura anche psicologica del nostro corpo anche per il fattore fragilità dato ormai sempre più assodato è che i modelli di prevenzione sono basati sull’esercizio fisico, che inevitabilmente hanno ricadute benefiche sullo stato di salute generale.