
Un aspetto di notevole importanza che ruota intorno al pianeta anziani punta l’accento sulla consapevolezza della loro condizione e del passare del tempo. «Ogni anno della nostra esistenza è la conseguenza degli anni precedenti e la preparazione di quelli successivi: ogni età ha un compito da eseguire per sé stessa, e un altro per l’età che viene dopo. E se, di mano in mano che procediamo nella vita, la prospettiva si accorcia davanti a noi; se sembra meno necessario prepararsi per una strada sempre più breve, è possibile, d’altra parte, mettersi al punto di vista opposto, perché c’è un interesse che aumenta con gli anni. Meno tempo ci rimane da vivere, e più valore acquista ogni istante» (Necker de Saussure, 1936, pp.1-2). In un dossier intitolato “L’anziano” redatto da Emma Gasperi viene sempre evidenziato come Necker de Saussure specialista del tema dell’invecchiamento si sofferma sull’educazione nella vecchiaia, evidenziando la specificità con cui le facoltà umane si declinano nella donna in questa particolare fase dell’esistenza e offrendo una serie di consigli per affrontarla al meglio, alcuni dei quali di singolare attualità, come l’invito a esercitare la memoria, a coltivare sentimenti positivi o a impegnarsi nei rapporti intergenerazionali (Necker de Saussure, 2009, pp.124-127) , invece, ad alcuni aspetti ricorrenti nei vari autori che si sono occupati di educazione “alla” e “nella” vecchiaia. Per quanto riguarda l’educazione “alla” vecchiaia un’osservazione che ritorna pressoché in tutti, sia pure con sfumature diverse, è che innanzitutto occorre promuovere la messa in circolo, a livello sociale e culturale, di un’immagine degli anziani uomini e donne, come persone depositarie di progettualità e risorse, e non solo come soggetti bisognosi di assistenza e di cure. Inoltre, sul piano individuale, è necessario che l’educazione alla propria senescenza abbia inizio nelle età precedenti e si fondi su una concezione della stessa come aspetto di un personale processo di perfezionamento che si svolge attraverso una serie di rapporti interpersonali, contestualizzati storicamente, socialmente e culturalmente. Si tratta di un processo mai definitivamente realizzato, perché ogni traguardo raggiunto apre a ulteriori traguardi, rinviando continuamente a quell’altrove, a quel non ancora di ogni uomo e di ogni donna, che una volta conquistato svela nuove mete da conseguire, in un percorso che li accompagna per tutta la vita, anzi che è la loro stessa vita. Quanto all’educazione “nella” vecchiaia, il primo aspetto su cui concentrarsi è l’accettazione della vecchiaia stessa. La vecchiaia va concepita come un traguardo da raggiungere con serenità e non come peso (macigno) da sopportare per sé e per gli altri. In questo contesto si colloca il lavoro degli operatori socio sanitari, dell’educatore – animatore, dell’equipe sanitaria e di tutto il gruppo che opera quotidianamente in Rsa.