Raccontare le proprie esperienze di vita è un fattore molto importante per restituire dignità agli anziani

Raccontare le proprie esperienze di vita per restituire al proprio essere dignità e senso, per affermarsi in una società del qui e ora che troppo spesso dimentica gli anziani, i nostri anziani, il nostro passato, in realtà un presente che ci spaventa e che preferiamo non ascoltare. «Sembra che la vita ad un certo punto nella vecchiaia non abbia più nulla da raccontare, come se gli anziani non avessero segreti o vite da indagare perché ogni giorno la loro vita ci appare una recita, con le stesse entrate e le stesse uscite, tutto uguale, lineare, monotono, tutto quello che, in realtà, rifuggiamo. Invece il parlare di sé e delle proprie esperienze di vita, specie se queste sono molteplici come solo per la vecchiaia è immaginabile, rende possibile un percorso introspettivo che conduce all’accorgersi e alla consapevolezza di aver vissuto» (Maria Concetta Rossiello – Metis Mondi educativi). Il racconto di sé, dei tempi passati, della vita presente e delle aspettative future restituisce identità all’anziano e propone un senso alle esperienze di vita creando un nesso temporale e intergenerazionale tra presente e passato in vista del futuro.  Per questo motivo quello che a volte può apparire un banale far raccontare all’ospite della nostra Rsa esperienze di vita vissuta è invece una attività assolutamente importante. Intanto può essere considerata un’attività di stimolazione cognitiva che è un’azione di notevole rilevanza per mantenere la mente dell’anziano attiva e rallentare il decadimento cerebrale. «Il processo di invecchiamento, in quanto processo, è estremamente complesso, intessuto con altri aspetti della vita, pertanto non può essere ridotto ad una mera fase della vita alla quale dispensare buoni consigli e non può essere banalizzata con il tentativo di ridurne la propria complessità» (Volpicella, 2014). Aprirsi alla complessità della vecchiaia significa, allora, porsi in posizione d’ascolto, saper cogliere le storie che riaffiorano dal passato in veste di protagonisti, cogliere le diverse identità del nostro «io tessitore» che «collega e intreccia; che, ricostruendo, costruisce e cerca quell’unica cosa che vale la pena di cercare – per il gusto di cercare – costituita dal senso della nostra vita e della vita» (Demetrio, 1996). Si tratta di un presente che, attraverso la narrazione del sé, modella e ricrea il passato intrecciandolo ad un progetto esistenziale unitario in grado di restituire alla persona la trama della propria vita. L’attività narrativa è un valore per la vecchiaia poiché cerca di comprendere come si percepiscono gli anziani, qual è il loro pensiero rispetto alla vecchiaia del sé e di coloro che li circondano; che cosa cambia in un’età in cui tutto appare consumato e logorato dal tempo e quali sono le differenze rispetto agli anni trascorsi, ma, soprattutto in quale aspetto della vita passata si nasconde la loro unicità e cosa li ha contraddistinti, quali eventi hanno plasmato l’identità di ciascuno al punto da dire: oggi, nella vecchiaia sono così perché «Ciò che conta per un’attività narrativa degli anziani non è la “categoria” vecchiaia in generale fatta di retorica, ma la propria “personale vecchiaia” già in essere o che ci si prepara a vivere. Mettendo a fuoco gli stati d’animo delle vecchiaie di ciascuno e le loro componenti ci si apre al confronto attraverso un costruttivo scambio di esperienze e di emozioni» (Maria Concetta Rossiello – Metis Mondi educativi).

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