Lavorare in équipe per realizzare un equilibrato piano assistenziale individualizzato

Tra le patologie croniche più frequenti che si riscontrano tra gli anziani della terza e della quarta età si trovano quelle a carico del sistema osteo-muscolare, specialmente fra le donne; seguono le patologie del sistema respiratorio, circolatorio, nervoso, visivo e uditivo.  Abbiamo già parlato delle forme di decadimento mentale, tra queste alcune possono essere considerate normali per l’età (invecchiamento fisiologico) mentre altre sono assolutamente patologiche. Di solito il declino delle funzioni cognitive è graduale e coinvolge prevalentemente le capacità mnemoniche (disturbi della memoria a carico della capacità di fissazione e di rievocazione) a cui si possono aggiungere problemi di linguaggio e comprensione. Il compito del medico, dell’operatore socio assistenziale, dell’educatore professionale, dell’animatore sociale, dell’infermiere professionale e di tutta l’equipe sanitaria che si impegna in una Rsa nella redazione di un Pai (Piano assistenziale individualizzato) documento di sintesi che raccoglie e descrive in ottica multidisciplinare le informazioni relative ai soggetti in condizioni di bisogno, è quello di porre in essere strategie volte al rallentamento di quelli che sono inevitabili progressivi decadimenti cognitivi conseguenza della malattia. Merita ulteriori approfondimenti il problema del decadimento della memoria o, meglio, della diminuzione delle sue capacità. Le ragioni sono molteplici e gli studiosi le rintracciano in una perdita globale della plasticità, che è propria dell’anziano, nei processi di fissazione e registrazione che diventano più lenti e difficili e, infine, nelle modificazioni del sistema nervoso in generale e delle cellule nervose in particolare. È esperienza comune che gli anziani abbiano, però, buona memoria degli avvenimenti passati, mentre sono i fatti recenti che si perdono in maniera confusa e intermittente; ciò forse è spiegabile col fatto che la memorizzazione è avvenuta in periodi in cui le cellule nervose erano più numerose e integre e quindi funzionalmente più ricettive. Il morbo di Alzheimer, di cui purtroppo si sente spesso parlare, è una malattia del sistema neurologico che insorge per una diffusa distruzione dei neuroni che controllano le funzioni superiori della corteccia cerebrale; tale perdita incide sulla memoria, l’attenzione e la concentrazione e, negli stadi più avanzati, chi ne è affetto diventa incapace di parlare e, in seguito, anche di comprendere, di riconoscere le persone e gli stimoli esterni. I comportamenti si modificano e la persona non è più in grado di svolgere le più semplici mansioni quotidiane; questa forma di demenza, che si protrae per circa dieci anni, attraversando più livelli, non porta di per sé alla morte, ma è spesso è causata dalle possibili complicazioni, come la malnutrizione, le infezioni, le polmoniti e le patologie cardiocircolatorie.

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