Gli anziani veri pilastri della nostra società, un dovere accudirli al meglio

Un trattato redatto dallo scrittore e giornalista Ercole Ricci pubblicato sul quotidiano online “IntornoTirano.it” del novembre 2018 tratteggia un pregevole spaccato sull’evoluzione della figura dell’anziano e come la società civile e gli operatori del settore dovrebbero approcciarsi con loro.  Gli anziani sono la radice di ciò che noi siamo, le nostre origini, l’albero da cui siamo germogliati e a cui attingere per trovare conforto ed esperienza. Hanno una lunga storia da raccontare, numerosi gli eventi e le esperienze vissute, le vicende che hanno tracciato la loro personale avventura. Sono persone uniche, amorevoli ed insostituibili, “filo conduttore”. con il nostro passato che ci permette di conoscere ed apprezzare maggiormente il nostro presente. Depositari della storia della nostra famiglia, custodiscono la saggezza che emerge dai consigli che dispensano, consigli sempre “attuali” nonostante le differenze fra le generazioni, e sempre dettati dal cuore. Mille ed anche di più le storie, piene di validi insegnamenti, che raccontano gli anziani, ottimi interlocutori ed ascoltatori, pronti ad aiutarci nelle difficoltà. Gli anziani costituiscono un vero e proprio pilastro della società attuale. Anziani, uomini e donne, che si sono ritrovati a vivere in epoche diverse, passando dalla fame, al sacrificio, al lavoro manuale, contraddistinto da tante ingiustizie e abusi, anche in condizioni di malattia e gravidanza. Se dovessimo affermare qual è il vero dramma attuale degli anziani diremmo: la mancanza di rispetto, una differenza notevole fra la loro epoca e la nostra, in cui tutto è dovuto, tutto è concesso, tutto è a portata di mano, pochi sacrifici; la solitudine cui si aggiunge il senso di abbandono. Questo è un passaggio molto importante. Nell’accoglienza e nell’approccio per esempio con un nuovo ospite che fa il suo ingresso in Rsa è necessario non dare per scontato alcuni aspetti del suo vissuto e del suo modo di essere. Passare dal “Lei” al “Tu” per esempio nel dialogare con l’ospite è un processo che deve partire dall’ospite stesso. È entusiasmante e al contempo commovente leggere nei loro occhi la felicità nel vederci interessati con gentilezza e garbo nei loro confronti, come se fossimo e riscoprire in quegli stessi occhi le nostre radici. Ci sono aspetti negativi legati all’evoluzione dell’anziano, in primo luogo una sorta di emarginazione malcelata in cui la nostra società  tende ad marcare con evidenza,  ma anche lati positivi, si pensi alle nuove strutture, Rsa come la nostra, che nascono sul territorio e che assicurano agli anziani un posto tranquillo per poter passare delle giornate all’insegna della compagnia, del gioco e dell’allegria, la possibilità di esprimersi: da piccole attività sportive, stimolazioni cognitive e sensoriali. Sono tutti modi per non estraniare gli anziani dalla società odierna ed evitare la solitudine, causata, nella maggior parte dei casi, dall’assenza di compagnia. L’Italia, per tradizione e cultura, è uno dei Paesi con il tasso più alto di anziani che si prendono cura dei propri nipoti. Oggi più che mai gli anziani sono figure importantissime patrimonio inesauribile di affetto e di esperienza, di comprensione, amore e fonte di arricchimento personale. La vecchiaia, come osserva San Girolamo, “accresce la sapienza, dà più maturi consigli”. Il loro ruolo è stato valorizzato anche dalla “riforma del Diritto di Famiglia” recepita dal Decreto legislativo 219/2012 “Disposizioni in materia di riconoscimento dei figli naturali” e dal Decreto Legislativo numero 154 del 28.12,2013 entrato in vigore il 7 febbraio 2014, che ha introdotto un ruolo più impegnativo dei nonni, con conseguenze sia sotto il profilo dei diritti che dei doveri, a loro riferibili. San Giovanni Paolo II, in una sua lettera agli anziani scrive: «Gli anziani aiutano a guardare alle vicende terrene con più saggezza, perché le vicissitudini li hanno resi esperti e maturi. Essi sono custodi della memoria collettiva, e perciò interpreti privilegiati di quell’insieme di ideali e di valori comuni che reggono e guidano la convivenza sociale. Escluderli è come rifiutare il passato, in cui affondano le radici del presente, in nome di una modernità senza memoria. Gli anziani, grazie alla loro matura esperienza, sono in grado di proporre ai giovani consigli ed ammaestramenti preziosi». La speranza concreta è che con il passare del tempo si possa parlare sempre più di accettazione e soluzioni, e meno di esclusione e difficoltà.

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