
Uno studio recentemente pubblicato sull’enciclopedia “Treccani” e riportato anche dal quotidiano il Secolo XIX di Genova sottolinea come l’invecchiamento della popolazione rappresenti, in un certo senso, un successo per l’uomo; le società contemporanee hanno il lusso di invecchiare. Tuttavia, la crescita costante della popolazione anziana prospetta un gran numero di sfide ai politici di molti Paesi. Infatti, come già indicato, dopo l’anno 2010 il numero assoluto e la proporzione degli anziani (soprattutto degli ultraottantenni) aumenterà non solo nei Paesi sviluppati, ma soprattutto in quelli in via di sviluppo. L’incremento previsto è conseguenza di due fenomeni: la progressiva e costante riduzione dei tassi di mortalità; la riduzione della natalità. Il processo di invecchiamento della popolazione è, quindi, innanzi tutto determinato dai tassi di fertilità (numero di nascite) e secondariamente dai tassi di mortalità (numero di morti), cosicché le popolazioni con alto tasso di fertilità tendono ad avere basse proporzioni di anziani e viceversa. I demografi usano l’espressione transizione demografica quando una società si sposta da una situazione ad alto tasso di fertilità e mortalità a una a basso tasso. In questo contesto l’impegno per una maggiore qualità di intervento a livello di cura degli anziani che sono ospiti di Rsa come la nostra deve essere un costante obiettivo che ad ogni livello accompagni il nostro lavoro. Il punto focale che non va mai perso di vista è che l’anziano deve essere sempre al centro del nostro modus operandi. I nostri sforzi per creare un centro di qualità e di eccellenza non devono mai perdere di vista da dove si parte: cioè far passare nel migliore modo possibile agli anziani ospiti della nostra Rsa gli ultimi anni della loro vita terrena.