
Una problematica legata al decadimento cognitivo e strettamente connessa con la demenza senile è quella che riguarda un importante disturbo comportamentale. Sospiri, gemiti, lamenti, grugniti, grida, respiro rumoroso, richieste d’aiuto, suoni con intonazione negativa come un costante borbottio o comunque dall’aspetto spiacevole. Le alterazioni della personalità sono il sintomo più frequente: il 70% circa dei pazienti manifesta apatia, il 40% irritabilità, il 30% circa disinibizione; l’agitazione, che è un disturbo molto composito, che va dalla vocalizzazione persistente all’aggressività, è presente in circa il 60% dei casi; l’ansia è osservata nel 50% dei soggetti con demenza; nel 30-50% dei pazienti vengono riscontrati invece sintomi depressivi e solo nel 5-8% euforia, mentre nel 40% labilità emotiva; il comportamento motorio aberrante è descritto nel 40% dei casi di demenza; sintomi psicotici sono riportati infine nel 30-60% dei pazienti. «La vocalizzazione persistente è quel un disturbo comportamentale tipico delle forme di demenza, soprattutto dell’Alzheimer, che induce la persona malata a dire le stesse cose, o addirittura una sola parola o un solo suono, continuamente. La vocalizzazione è un sintomo tipico dell’ultima fase dell’Alzheimer, quando cioè i pazienti richiedono maggiore assistenza essendo poco o per niente autonomi» (fonte spezza l’indifferenza). Nella fase avanzata dell’Alzheimer si possono distinguere, a loro volta, due fasi. Durante la demenza, cosiddetta, molto grave i malati dimenticano il nome dei familiari e ricordano solo qualche episodio della loro vita trascorsa. La capacità di parlare e comprensione diminuisce e aumentano delusione, compulsione, agitazione e ansia. Questa fase ha una durata media di 2 anni e mezzo. Nella fase terminale i pazienti non riescono a parlare né a comunicare e richiedono assistenza totale perché completamente incapaci di esprimersi. Questo periodo dura mediamente 2 o 3 anni. È proprio in questa fase finale della malattia, quando la persona perde autonomia e i sintomi peggiorano, che diventano più frequenti anche i disturbi del comportamento, del pensiero e percettivi. Infatti, secondo le statistiche, il 90% delle persone affette da forme di demenza presenta sintomi neuropsichiatrici, sebbene la frequenza e la gravità delle singole manifestazioni sia variabile in relazione allo stadio della demenza e alla causa della malattia. In questa fase è importante che gli operatori sociali che sono a stretto contatto con un ospite che presenta queste problematiche in Rsa mettano in pratica tutte le necessarie strategie procedurali che facciano percepire all’ospite, anche a livello inconscio un senso di calma e tranquillità. E’ assolutamente necessario utilizzare un tono di voce basso con movimenti corporei mai a scatto, ma lievi.