
Tra i temi maggiormente proposti dall’Organizzazione mondiale della sanità quello della salute degli anziani è al primissimo posto. Un ragionamento che acquista sempre maggiore peso in un ambito sociale, come il nostro, che sta vivendo un sostanziale aumento demografico. E con l’aumentare della popolazione c’è l’aumento della popolazione anziana. «Sottolineiamo che negli anni 2000, nel mondo c’erano circa 600 milioni di persone con più di 60 anni, mentre nel 2025 si calcola che saremo 1,2 miliardi e 2 miliardi nel 2050. Inoltre le donne vivono più a lungo degli uomini virtualmente in tutte le società. Di conseguenza nella fascia di popolazione molto anziana il rapporto fra donne e uomini è di 2 a 1. In Europa, come in molte altre regioni ricche, una persona su 5 ha più di 60 anni. Questo rapporto scende a 1 su 20 in Africa ma, come in altre aree in via di sviluppo, il processo di invecchiamento della popolazione è più rapido che nei paesi ‘sviluppati’, quindi c’è meno tempo per adottare le necessarie misure per far fronte alle conseguenze dell’aumento della popolazione anziana, fra cui l’aumento della frequenza di patologie croniche tipicamente legate all’invecchiamento» (fonte Epicentro). L’intervento sociale per la cura della fragilità e vulnerabilità dell’anziano deve seguire un approccio globale ed integrato alla persona. Ciò significa che, dopo un’attenta osservazione e valutazione dell’identità della persona e dei suoi bisogni, occorre anzitutto identificare le diverse componenti della compromissione delle funzioni fisiologiche, al fine di potere formulare programmi di intervento che siano individualizzati e continuativi. Ricordiamo che la condizione di fragilità dell’anziano è una condizione che perdura nel tempo, dunque anche la presa in carico dovrà essere pensata come un intervento continuativo e a lungo termine. L’invecchiamento della popolazione è tipicamente accompagnato da un aumento naturalmente delle malattie non trasmissibili, come quelle cardiovascolari, il diabete, la malattia di Alzheimer e altre patologie neurodegenerative, tumori, malattie polmonari croniche ostruttive e problemi muscoloscheletrici. Come conseguenza, la pressione sul sistema sanitario mondiale aumenta. L’intervento sociale per la cura della fragilità e vulnerabilità dell’anziano deve seguire un approccio globale ed integrato alla persona. Ciò significa che, dopo un’attenta osservazione e valutazione dell’identità della persona e dei suoi bisogni, occorre anzitutto identificare le diverse componenti della compromissione delle funzioni fisiologiche, al fine di potere formulare programmi di intervento che siano individualizzati e continuativi. Ricordiamo che la condizione di fragilità dell’anziano è una condizione che perdura nel tempo, dunque anche la presa in carico dovrà essere pensata come un intervento continuativo e a lungo termine.