L’invecchiamento può e deve essere anche sinonimo di felicità

L’invecchiamento può provocare processi mentali degenerativi nell’anziano con conseguenze nella sfera psicologica che possono condurre a disturbi del tono dell’umore e conseguente depressione. Ma invecchiamento non è necessariamente sinonimo di tristezza.  Secondo la teoria della selettività socio-emozionale (Carstensen, Gross, & Fung, 1997), all’aumentare dell’età, le emozioni vengono regolate in maniera diversa rispetto alle età precedenti.  In alcuni anziani subentra la maggiore consapevolezza che il tempo a disposizione è limitato, così come il bagaglio di esperienza personale. «In questa maniera è l’anziano a dare priorità alla ricerca di emozioni positive e significati positivi da attribuire agli avvenimenti, rielaborando le vicende negative della propria vita in chiave positiva, e restringendo le relazioni interpersonali solo a quelle emotivamente significative» (fonte www.stateofmind.it). L’elemento più importante in questa teoria è rappresentato dalla prospettiva temporale, che nell’ anziano è percepita come ridotta ed induce la persona ad avere una motivazione volta al raggiungimento di emozioni positive, investendo nelle cose sicure e assaporando gli aspetti positivi della vita. L’ anziano investe sempre più le proprie risorse in attività per le quali può avere riscontri positivi sicuri, e non sperimentare fallimenti. L’effetto buonumore legato all’età si osserva in maniera preponderante ovviamente in quei casi in cui le persone anziane posseggono sufficienti risorse cognitive che le mettono in grado di regolare le proprie emozioni. Secondo la teoria proposta da Carstensen, «gli obiettivi sociali dell’uomo ruoterebbero intorno a due categorie generali, quelle legate all’acquisizione di conoscenze e quella legata alla regolazione delle emozioni. Quando il tempo è percepito come “aperto”, gli obiettivi prioritari sono quelli di conoscenza. Al contrario, quando il tempo è percepito come “limitato”, si assisterebbe ad una focalizzazione sugli obiettivi di natura emotiva». L’associazione tra tempo rimasto ed età cronologica spiega le differenze età- relate negli obiettivi sociali. D’altro canto gli autori spiegano che la percezione del tempo è flessibile e gli obiettivi sociali cambiano sia nelle persone più giovani che in quelle più anziane quando vengono imposti dei vincoli di tempo. Con il trascorrere degli anni, le persone diventano sempre più consapevoli che il tempo si sta in qualche modo “esaurendo”. Alcuni contatti sociali superficiali vengono sentiti come banali, a differenza dei legami più stretti, e delle relazioni instaurate da tempo. Attività sgradevoli o semplicemente prive di significato vengono evitate e la persona si concentra sul presente. Per tale motivo il compito dell’educatore – animatore, del terapista occupazione e di tutto il personale Asa e Oss che applica terapie non farmacologiche in una casa di riposo è quello di essere motivatori di eventi piacevoli, anche semplici che forniscano occasioni di benessere psicofisico che aiutino a mantenere vivo nei nostri anziani un senso di protagonismo positivo e che li faccia sentire sempre utili e vivi.

Leave a Reply

Your email address will not be published.*

RSA Ferrera Erbognone  Piazza Giordano Bruno Ferrera Erbognone (PV) | Powered by Advantis