
L’alimentazione è uno dei fattori che maggiormente incide sulla qualità della vita delle persone e sulle condizioni psicofisiche con cui si affronta l’invecchiamento. L’aumento della vita media degli anziani ha generato un notevole interesse scientifico e medico-sociale sui fenomeni che condizionano l’invecchiamento. Ultimamente vediamo un incrementarsi di interesse nei confronti delle demenze, ma le difficoltà dell’anzianità non fanno riferimento soltanto al deterioramento cognitivo. Anche l’anziano può presentare una varietà di problematiche non legate necessariamente all’invecchiamento cerebrale. I disturbi del comportamento alimentare sono da molti anni oggetto di attenzione sempre più in aumento da parte della medicina e del mondo scientifico, a motivo della loro diffusione tra le fasce più giovani della popolazione e della loro causa complessa. Anche se vi sono studi ben precisi i quali confermano che i disturbi alimentari si sviluppano prevalentemente durante il periodo dell’adolescenza e che la loro manifestazione in età avanzata non è un evento diffusissimo, è comunque evidente il fatto che molti anziani abbiano problemi di alimentazione-nutrizione anche se, spesso non hanno le stesse caratteristiche o manifestazioni dei più comuni disturbi alimentari diagnosticati nei giovani. Quando si parla di disturbi dell’alimentazione, si compie spesso l’errore di far riferimento solo agli adolescenti. Sembra strano pensare a un anziano che possa presentare problemi nell’alimentazione. Invece è qualcosa di più diffuso di quanto non si possa pensare. In molte circostanze non si entra ancora nell’ottica che l’anziano può essere fragile quanto un giovane e che anche lui possa riversare le sue sofferenze nella relazione con il cibo. «Più che parlare di “disturbo del comportamento alimentare”, in ambito geriatrico sarebbe più opportuno parlare di “malnutrizione”, uno stato in cui una carenza o un eccesso di nutrienti provoca effetti negativi sulla composizione corporea e sul funzionamento» (NICE, 2006). L’instaurarsi di uno stato anoressico nell’anziano sembra sia da attribuirsi principalmente all’alterazione di segnali gastrici che provoca un precoce senso di sazietà. Le persone anziane sembrano sentirsi più sazie con minori quantitativi di cibo, fenomeno che potrebbe essere causato da una diminuzione dello stimolo ad alimentarsi, mediato da diversi ormoni e neurotrasmettitori. Anche se una riduzione delle necessità energetiche è quasi sempre una manifestazione normale dell’invecchiamento, la stessa può causare la comparsa di uno stato di malnutrizione. Questa può, a sua volta, condizionare negativamente la comparsa e l’evoluzione di patologie croniche a elevata prevalenza in età geriatrica come le demenze. «Le complicanze della protratta ipoalimentazione possono riguardare tutti gli organi e gli apparati dell’organismo. La diminuzione del senso del gusto e dell’olfatto, soprattutto relative all’intensità con cui si percepiscono sapori e odori, può ridurre il piacere del mangiare. Molte persone anziane spesso si lamentano del fatto che i cibi non abbiamo più il sapore rispetto a come lo percepivano in passato. Le modificazioni del gusto sono comunque variabili e spesso associate al massiccio utilizzo di sigarette, alla poca igiene orale, agli stati di malattia». (fonte stateofmind.it) Ad ogni modo, sembra che con l’invecchiamento diminuisca la capacità di identificare i sapori principali. La percezione del dolce sembra maggiormente preservata rispetto alle altre. Proprio per questo motivo spesso gli anziani prediligono i dolci a scapito di una alimentazione più equilibrata e completa.