Il controllo delle reazioni emotive negli anziani

Le reazioni emotive,  tra le quali la commozione e la forte emotività sono un fattore molto importante sul quale noi operatori sociali siamo chiamati a lavorare. Diverse ricerche  effettuate a livello sociologico sulle differenze tra uomini e donne rispetto alle reazioni emotive hanno evidenziato esplicitamente che le reazioni dei maschi e delle femmine spesso rispondono alle aspettative sociali, quindi agli stereotipi propri di ogni cultura (ad esempio ci si aspetta che le donne abbiano reazioni più intense, più espressive e di fatto si comportano così). La medesima cosa accade un po’ anche per gli anziani. «Il luogo comune è che la gioia e la felicità appartengano alla giovinezza e la tristezza alla vecchiaia, oppure che i sentimenti provati dagli anziani siano molto pacati e prevalentemente dolorosi. Gli anziani in questo modo acquisiscono tali stereotipi e vi ci si immedesimano. Quel che è certo è che per le persone anziane la frequenza e l’intensità delle emozioni positive tende a diminuire con gli anni, il principio comunque è valido anche per le emozioni negative. Il fenomeno è dovuto quasi certamente all’assunta che con il trascorrere degli anni cambia il livello di aspettative e la capacità di adattamento alle situazioni nuove» (fonte Terapiacognitiva.re). Con l’avanzare dell’età vi è una tendenza ad un appiattimento dell’umore, ma ciò che è importante constatare e sottolineare è che l’aumento dell’età non comporta necessariamente una riduzione del grado di benessere. Sul tema della condizione emotiva degli anziani sono stati effettuati nell’ultimo periodo parecchi studi, in cui si evidenzia in modo abbastanza prevedibile come una buona salute e un discreto tenore di vita sono più importanti per il benessere emotivo degli anziani che non per i giovani. Certamente l’anziano sperimenta perdite o lutti che spesso sono insostituibili: morte del coniuge o di altre persone care; pensionamento e relativa perdita di ruolo; precarietà economica, riduzione della forza fisica e dell’autonomia. Tutto questo insieme di fattori possono produrre significative conseguenze emotive, come l’angoscia, la paura, l’isolamento e la depressione, favorite e rinforzate da una passiva accettazione degli stereotipi negativi sulla vecchiaia. Nonostante ciò l’anziano può riuscire a superare o ad attenuare l’entità di queste esperienze negative tramite la ricerca di nuove relazioni interpersonali significative. La società in questo senso dovrebbe assumere un ruolo centrale nel favorire l’inserimento dell’anziano in vari campi di attività ed interessi sociali che rappresentano, come abbiamo visto precedentemente, il mezzo principale per instaurare relazioni e scambi affettivi con altre persone. Le differenze tra gli individui nel provare benessere emotivo dipendono inoltre dalla personalità dell’individuo stesso. Una persona che tende ad assumere una prospettiva di vita prevalentemente ottimistica e una considerazione di sé positiva, sarà portata a riconoscere e a valorizzare più gli eventi positivi di quelli negativi e quindi proverà più emozioni piacevoli. Non è un caso, infatti, che i tratti del carattere più stabilmente associati alla felicità sembrano essere l’estroversione, la fiducia in sé stessi, l’ottimismo e l’impressione di esercitare un controllo su sé stessi e sulla realtà.

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