I processi di invecchiamento e la nascita della quarta età

L’età dell’invecchiamento, cioè quando una persona si può considerare anziana si è notevolmente dilatata rispetto a 30 anni fa. Nel 63° Congresso Nazionale della SIGG (Società Italiana di Gerontologia e Geriatria) che si è tenuto a Roma alla fine di Novembre del 2018 anagraficamente si considera anziana una persona che abbia compiuto il 65esimo anno di età.  Tuttavia per l’allungamento medio dell’aspettativa di vita alla nascita (in Italia 85 anni per le donne e 82 per gli uomini)  è stata creata una nuova categoria di anzianità, dividendo le persone con più di 65 anni tra chi appartiene alla terza età (condizionata da buone condizioni di salute, inserimento sociale e disponibilità di risorse) e alla quarta età (caratterizzata da dipendenza da altri e decadimento fisico). Un’altra metodologia ad oggi utilizzata per parlare delle diverse fasi dell’anzianità è stata la suddivisione in quattro sottogruppi, “giovani anziani” (persone tra i 64 e i 74 anni), anziani (75 – 84 anni), “grandi vecchi” (85 – 99 anni) e centenari. La proposta che arriva dalla SIGG è quella di aggiornare il concetto di anzianità, portando a 75 anni l’età ideale per definire una persona come anziana. Un 65enne di oggi ha la forma fisica e cognitiva di un 40-45enne di 30 anni fa e un 75enne quella di un individuo che aveva 55 anni nel 1980. Oggi si alza l’asticella dell’età ad una soglia adattata alle attuali aspettative nei paesi con sviluppo avanzato. «L’Italia è uno dei Paesi con l’aspettativa di vita più alta d’Europa. Ormai arrivare a 80 anni è la norma e spesso gli anziani nostrani superano anche di gran lunga questa soglia. Ma quello che non ci si chiede spesso è come vivono i nostri anziani.  In questo caso le statistiche non sono così favorevoli: se si parla di attesa di vita in buona salute siamo soltanto al 14esimo posto in Europa, secondo l’Active Aging Index. Questo indice europeo misura l’invecchiamento sano e attivo tenendo in considerazione diversi fattori: autonomia della persona, fisica e psichica, vita sociale, indipendenza economica. Come fare quindi per migliorare la qualità di vita durante la terza età? Come vivere in salute il più a lungo possibile? Gli esperti ci dicono che per quanto riguarda la longevità i fattori ereditari e genetici influiscono soltanto per il 25%. Per il resto invecchiare bene dipende da noi e dallo stile di vita che assumiamo fin da giovani» (fonte la Casadiriposo.it).  Per dimostrare queste tesi ci sono gli studi condotti in tutto il mondo sulle cosiddette “zone blu” del  mondo, quei luoghi in cui si concentrano un alto numero di centenari.  Le ricerche dimostrano che le popolazioni che risiedono in questi luoghi, tra cui l’Ogliastra in Sardegna, hanno stili di vita comuni molto sani: camminano parecchio perché vivono in luoghi montuosi, svolgono lavori agricoli, hanno un’alimentazione sana ricca di frutta, verdura e cereali non raffinati e vivono in comunità dove il rapporto con gli altri abitanti è fondamentale. Attività sportiva costante e una corretta alimentazione si confermano quindi fattori determinanti per mantenersi in forma. Se a questo si aggiunge uno stile di vita attivo e a contatto con le altre persone avremo più probabilità di invecchiare bene e in salute, fisica e mentale

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