Tecniche di compensazione nel lavoro in Rsa

Le tecniche di compensazione nel lavoro con gli anziani della Casa di Riposo sono metodi che operatrici, operatori sociali, educatori, animatori, fisioterapisti e componenti dell’ équipe sanitaria sono chiamati ad applicare quando gli ospiti evidenziano momenti di ansia, di rifiuto, di rabbia. Naturalmente vanno valutati diversi aspetti: il principale è il grado di deficit cognitivo. Se ci si trova di fronte ad un lieve o medio decadimento mentale, i metodi di intervento saranno più semplici. Non così sarà per ospiti con una demenza senile conclamata, Alzheimer, o con disturbi della sfera mentale ingravescenti.  Fondamentale, come abbiamo già evidenziato in un altro approfondimento, l’utilizzo dell’empatia, cioè entrare sulla stessa lunghezza d’onda dell’ospite è importantissimo. Oltre a conquistare un certo grado di fiducia, nel caso soprattutto di anziani con importante deficit cognitivo, soprattutto la comunicazione non verbale paralinguistica con un tono di voce basso e rassicurante. In parecchi casi si deve calmierare una situazione di ansia, molto presente negli anziani. « I disturbi d’ansia sono comuni nelle persone anziane e sono fonte di disagio significativo, compromissione funzionale e scarsa qualità della vita. Si stima che i disturbi di ansia nelle persone con età maggiore di 60 anni raggiungano un picco del 15% e tra questi, il disturbo d’ansia generalizzato sembra essere il più frequente. Tuttavia, la prevalenza dei disturbi d’ansia nella tarda età è considerata sottostimata a causa delle difficoltà di valutare e diagnosticare l’ansia negli anziani. Infatti, individuare i disturbi d’ansia nella tarda età può essere complicato a causa di una serie di fattori come la diversa manifestazione dei sintomi rispetto all’età adulta, l’elevata similitudine con malattie fisiche e con altri disturbi psicologici nonché cambiamenti di vita che subentrano in questa fascia di età» (fonte Spc Roma).  Generalmente gli anziani sono preoccupati per il proprio stato di salute e l’insorgenza di malattie spesso invalidanti. Altre preoccupazioni tipiche riguardano solitamente la propria condizione finanziaria, il sentirsi sempre più stanchi e fragili e preoccuparsi per il proprio deterioramento, sentirsi soli, la perdita del coniuge. Non di rado, tali preoccupazioni assumono un valore sempre più centrale nella vita delle persone anziane così da divenire un disturbo psicologico. A volte, anche in assenza di cause apparenti, l’ansia disfunzionale può presentarsi e compromettere la vita della persona anziana.  Tuttavia il modello sistemico elaborato da Rowe e Khan (1987, 1997) definisce l’invecchiamento di successo come presenza di elevate capacità sul piano fisico, di personalità e cognitivo, che convergono però nella partecipazione attiva alla società. Secondo la concezione del funzionamento umano sviluppata da Baltes (1987, 1997), l’invecchiamento è un processo che implica sia continuità che cambiamento, dove le singole funzioni (ad esempio fisiche, intellettuali) sono parte di una più ampia architettura strutturale entro la quale esse interagiscono in modo sistemico. La capacità di mantenere attive tali risorse si configura come uno dei fattori che maggiormente contribuiscono ad un invecchiamento in salute e a una soddisfacente qualità della vita. La prospettiva elaborata da Baltes sull’invecchiamento positivo sostiene che anche in questa fase della vita si riscontrano guadagni, e non unicamente perdite (come ad esempio la perdita della salute, o dell’integrità sensoriale). Uno dei guadagni è rappresentato dalla saggezza, che rappresenta una forma di pensiero “tipica” dell’età anziana che consente capacità di giudizio etico-morale e di gestione della complessità delle questioni sociali e della vita superiori a quelle delle età precedenti di vita. Questi valori da tutti noi operatori sociali vanno valorizzati.

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