L’inserimento di un nuovo ospite in Rsa, uno dei momenti più importanti e delicati nella vita di un anziano e dei suoi congiunti

Il nostro impegno come operatrici ed operatori di una équipe che, ad ogni livello, lavora in Casa di Riposo, è sempre rivolto al miglioramento della qualità della vita dei veri protagonisti ovvero gli anziani ospiti che debbono percepire la struttura come se fosse la loro casa. Uno dei momenti più delicati e difficili è l’ingresso di un anziano in una struttura, come in una casa di riposo. Si tratta di uno degli eventi più delicati e difficili dell’intera sua vita, sia per le ripercussioni sull’equilibrio della persona, che ricorre a questa soluzione per fronteggiare una situazione di bisogno, solitamente (tranne in rari casi) non per una scelta personale, ma dovuta al bisogno. Parliamo di un cambiamento radicale di vita sia per l’anziano che per la famiglia. «Il trasferimento in una collettività risulta stressante anche laddove ci sia una diretta scelta della persona e anche quando le nuove condizioni di vita siano migliori di quelle che vengono lasciate dietro alle spalle. Infatti, occorre tenere in considerazione che molti anziani prima dell’ingresso nella residenza vivono da soli, in condizioni di forte disagio e di solitudine estrema: in questi casi le conseguenze dell’istituzionalizzazione non sono solo di carattere negativo, come troppo spesso viene immaginato. In questi casi l’ingresso a medio e lungo termine in una casa di riposo può essere vissuto in modo positivo dall’ anziano, con un senso di sicurezza dato sia dall’assistenza sanitaria che da nuove occasioni di contatti sociali, e che tutto questo favorisce il miglioramento generale dello stato di salute» (fonte www.stateofmind.it) . Nella maggior parte dei casi però l’entrata in una struttura per anziani può comportare una perdita di autonomia, dello spazio decisionale della persona e delle sue motivazioni che, sommata alla serie di perdite fisiologiche dovute all’ invecchiamento, può determinare una serie di ripercussioni almeno a livello iniziale, che comportano difficoltà di inserimento, depressione e perdita di autostima. Il ricovero di un anziano in una casa di riposo può essere suddiviso in tre fasi fondamentali (fonte Pedrinelli – Carrara 2016). La prima fase è il ricovero: le ripercussioni psicologiche sono strettamente collegate alla causa e al modo attraverso il quale l’ anziano è entrato nella struttura. La seconda fase è quella che gli psicologi definiscono la sindrome del primo mese: si riferisce ad un difficile adattamento dell’anziano nella nuova residenza (il tempo di un mese è indicativo). Può succedere che l’ospite abbia determinate reazioni come confusione mentale, agitazione, apatia,  rifiuto e ostilità per la perdita del proprio ambiente di vita nel vedere limitata la propria libertà individuale. I vissuti emotivi negativi legati all’adattamento nella struttura, quindi, possono influenzare le prestazioni cognitive dell’ anziano producendo uno stato di confusione e rallentamento mentale. La terza fase è quella dell’accomodamento: dopo la crisi del primo mese, si può osservare nell’ anziano un recupero delle condizioni di salute precedenti il ricovero oppure un progressivo deterioramento. È in questo lasso di tempo che è fondamentale una strategia messa in atto e programmata dall’équipe composta da tutti i professionisti che lavorano in Rsa e, naturalmente dall’educatore – animatore, in prima linea. Vanno individuata una scala dei bisogni e, con molta pazienza, senza mai imporre nulla, ma stimolando l’anziano con gentilezza e sempre il sorriso sulla labbra, aiutarlo a recuperare interessi e voglia di vita. Se la terapia non farmacologica è efficace ne giovano sia l’anziano che il medico che non si vede costretto a somministrare all’ ospite in difficoltà di inserimento in struttura, ansiolitici, quietapine e/o antidepressivi.

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