
Con il termine “elaborazione del lutto” si va ad evidenziare tutto il processo necessario a superare la perdita di una persona cara, con tutti i sentimenti di dolore e sofferenza che questo evento comporta. Gli anziani vivono questa sensazione che spesso sfocia in depressione e conseguente perdita di ogni interesse, anche quando, specialmente nel caso di soggetti con mente lucida ed un’ampia coscienza di sé stessi perdono l’autonomia nelle loro azioni quotidiane. Per esempio un decadimento fisico repentino che determina l’improvvisa riduzione o perdita dell’utilizzo delle gambe anche per piccoli spostamenti provoca nell’anziano un forte senso di perdita molto simile ad un lutto da elaborare. L’essere costretti in una sedia a rotelle e la perdita parziale (o totale) della propria autonomia provocano una non accettazione e una prostrazione che va intercettata dall’educatore professionale, sempre coadiuvato dall’équipe di lavoro (Ip, Oss, Asa, Fkt) ed aiutata ad essere processata e, se non eliminata, quanto meno ridotta. «È un processo molto individuale: non esiste un modo giusto o sbagliato per vivere un lutto. La reazione alla perdita dipende da moltissimi fattori, inclusa la personalità, le esperienze di vita (Francesco Minelli psicoterapeuta)». Ciò che è necessario conoscere prima di tutto è che questo processo ha bisogno di tempo. Non si può velocizzare e non esiste un periodo di tempo giusto a prescindere. Qualunque sia propria esperienza, in questo momento è importante essere paziente con sé stessi, non giudicarsi o colpevolizzarsi per quello che si prova. L’elaborazione del lutto si compone di cinque fasi che la caratterizzano. La prima è la Negazione: ci aiuta a sopravvivere alla perdita. In questa fase il mondo perde di senso e diventa insostenibile. La vita sembra non avere più senso. La seconda è la Rabbia: è una fase necessaria del processo di guarigione. Di solito sappiamo più di come sopprimere la rabbia che di come sentirla. Se siamo disposti a provarla, però, possiamo accedere ad un livello più profondo di consapevolezza. La rabbia è un’altra indicazione dell’intensità dei tuoi sentimenti. La terza è la Negoziazione: vorremmo che la vita ritornasse a quella che era prima e faremmo di tutto per riavere anche un po’ di quello che avevamo prima. La quarta fase è la Depressione: i sentimenti di vuoto si presentano e il dolore entra nelle nostre vite a un livello più profondo di quanto avessimo mai immaginato. Questo stadio depressivo sembra durare per sempre, ma non è assolutamente un segno di malattia mentale. Al contrario, è una reazione appropriata ad una perdita così grande. E va vissuta appieno per arrivare alla guarigione. La quinta fase è l’Accettazione: è spesso confusa con l’essere in linea con ciò che è successo. Non è così. La maggior parte delle persone non si sente mai bene riguardo alla perdita di una persona o qualcosa di caro. Questa fase è il momento in cui si arriva ad accettare la realtà. Si impara a vivere con questa consapevolezza. Non ci passi sopra, ti ci abitui. Il compito di un educatore e dell’équipe sanitaria di una Rsa è quello di far giungere l’ospite che ha perso una persona cara, oppure la sua autonomia nella fase di accettazione consapevole rendendolo partecipe del cambiamento con il mantenimento delle capacità residue o, se possibile anche piccoli recuperi di momenti di autonomia, monitorata (esempio deambulazione accompagnata) che determina un recupero di autostima e tono dell’umore.