
Un aspetto importante nella cura degli anziani è controllare il loro grado di attenzione attraverso quella che viene definita percezione visiva. Alcuni studi sperimentali hanno verificato l’assoluta rilevanza dell’orientamento e l’attenzione in base alla direzione degli occhi di un’altra persona (i.e., gaze following). Ciò è stato indagato usando il modello Gaze Cueing (Friesen & Kingstone, 1998) «Il modello Gaze Cueing è una tecnica di attenzione e cognizione sociale che spiega perché le persone sono così attratte nel guardare in direzione dello sguardo di altre persone (Tratto da: https://matteofeduzi.com/gaze-cueing/ – Copyright © matteofeduzi.com)». Inoltre, poiché diverse teorie hanno ipotizzato dei cambiamenti motivazionali che si verificano con il normale invecchiamento, è stato investigato se l’abilità degli anziani a orientare l’attenzione in base alla direzione dello sguardo altrui è modulata dall’espressione emozionale dei volti usati come richiesta di risposte inconsce (ciò si collega con la comunicazione non verbale) e dall’età del volto. È importante intuire i cambiamenti visivi negli anziani, specialmente da soggetti colpiti da patologie che portano alla compromissione della sfera cognitiva. Tutto ciò perché queste modifiche conducono la persona ad assumere comportamenti differenti che spesso lasciano perplessi e frustrati. Può accadere di osservare un anziano che improvvisamente alza le braccia muovendole senza motivo. Se ci soffermiamo e cerchiamo di capire l’anziano ci rendiamo conto che egli potrebbe voler tentare di spegnere una luce che lo abbaglia o mandare via un insetto che in realtà è attaccato al soffitto. La percezione del volto gioca un ruolo centrale nella comunicazione sociale ed è una delle capacità percettive più sviluppate tra gli esseri umani di qualsiasi età. Gli occhi sono una notevole fonte di informazioni su emozioni, intenzioni, desideri degli altri: attraverso di essi viene rappresentata molta espressività. Nell’anziano affetto da demenza o importanti compromissioni a livello cognitivo il campo visivo si restringe. Alcuni cambiamenti sono strettamente legati all’età, con l’invecchiamento la visione periferica di oggetti e luoghi si riduce ma nella persona con patologie cognitive tipo Alzheimer questo si riduce ulteriormente. Un esercizio tipico per capire meglio ciò che avviene è quello di provare a guardare le cose attraverso un binocolo. La vista è focalizzata su ciò che ci sta di fronte mentre ai lati non è possibile vedere se non siamo noi a muoverci. Il cervello fatica ad elaborare determinate informazioni e viene meno la percezione della profondità. L’anziano fatica perciò a capire se l’oggetto posto di fronte a lui è bidimensionale o tridimensionale. Nell’anziano i deficit visivi causano una alterazione ed una interpretazione differente della realtà che provoca spesso stati di ansia e atteggiamenti aggressivi e può sfociare in comportamenti strani. Per esempio può capitare che alcuni anziani cerchino di afferrare oggetti che stanno osservando all’interno di un televisore: il fatto di non riuscirci provoca in loro situazioni di frustrazione e un conseguente nervosismo. Il compito dell’educatore e delle operatrici/operatori dell’équipe assistenziale, in questi casi, è quello di distogliere l’attenzione dall’evento che crea disagio all’anziano con azioni compensative (porgere all’ospite la sua bevanda preferita o con voce dal tono pacato tranquillizzarlo). In conclusione, il contatto visivo è un aspetto fondamentale nei rapporti sociali ed interpersonali, nella cura dell’anziano l’osservazione attenta dei loro sguardi spesso funge da azione preventiva e può risultare decisiva nell’individuare anche gravi situazioni di malessere o disagio.