Psicomotricità per consolidare la propria autostima

Una attività che nella nostra Rsa funziona molto bene con buona partecipazione da parte dei nostri ospiti è quella legata alla psicomotricità. Con il termine psicomotricità si intende l’attività che utilizza in prevalenza il movimento del corpo per favorire l’evoluzione di processi psicologici positivi nelle persone di ogni età. L’animatore – educatore ha il compito di proporre esperienze, che puntino decisamente al consolidamento dell’autostima e dell’autonomia dei soggetti. In questa sua attività fondamentale è la collaborazione attiva di tutte le figure professionali che operano all’interno della struttura, in primo luogo Asa e Oss, Fisioterapista, Massofisioterapista (se presente).  Nello specifico possono svolgere il ruolo di osservatrici- osservatori partecipanti e durante l’attività possono far notare o indicare all’educatore l’omogeneità o disomogeneità della partecipazione da parte del gruppo, eventuali piccoli contrasti tra i partecipanti, migliorando così la qualità del servizio fornito.  In molti anziani prevale il senso di perdita di capacità di autodeterminarsi, e da questo punto di vista si inquadra un certo crollo dell’autostima. All’interno di molte strutture emerge in forma forte ed evidente che la dimensione operativa da privilegiare per perseguire questo benessere, è quella corporea. La riattivazione della memoria a lungo termine, l’espressione delle emozioni, la riscoperta del loro corpo, la comunicazione, il rispetto e molto altro. «L’intervento specifico si propone di favorire nei soggetti il benessere psicofisico mantenendo e/o riattivando un contatto con la realtà. Il progetto si realizza attraverso percorsi ed esperienze concrete di tipo psicomotorio dove il soggetto avrà modo di sperimentare nuovi modi di sentire il proprio corpo cogliendone anche un maggior controllo e consapevolezza . È uno spazio, quello psicomotorio, che tende a contenere e a far socializzare; permette inoltre l’attivazione di risorse nuove (Meetis – Emanuela Caliari scuola psicomotricità)». La psicomotricità considera l’uomo nella sua globalità fatta di psiche e soma, e vuole favorire in ogni momento l’integrazione armonica dei vari aspetti (fisici, cognitivi, affettivo-relazionali, sociali); ha come obiettivo preferenziale lo sviluppo della capacità espressiva del corpo, del suo linguaggio. Favorisce nel soggetto la presa di coscienza delle proprie sensazioni, delle emozioni, delle capacità di fare e di saper fare.  A livello pratico l’azione di psicomotricità è caratterizzata dalla riattivazione e/o mantenimento delle funzioni psicomotorie: coscienza del proprio corpo e della sua realtà contingente, delle sue possibilità e dei suoi limiti, attenzione verso sé stessi, distensione, benessere, piacere di sentirsi esistere nel movimento e a livello corporeo. Ed ancora: miglioramento e recupero dell’immagine di sé, attraverso la funzione tonico-emozionale, maggiore consapevolezza del proprio valore personale, favorendo un atteggiamento attivo.  Vengono effettuate attività percettive visive, tattili, uditive. Alcuni accorgimenti di conduzione sono fondamentali in questo percorso: lentezza, ripetizione, conduttore come modello da seguire, progressione (esercizi ripetuti per automatizzarli, con introduzione ogni volta di qualcosa di nuovo), chiamare per nome, valorizzazione di quanto fatto, esercizi facili, dove tutti possano avere “successo”. Un altro aspetto è l’apertura al simbolico. All’interno dell’esperienza di “ginnastica” vengono fornite infatti delle immagini, per aiutare l’ospite a finalizzare il movimento e a rendere l’esecuzione qualitativamente migliore. Esempio: cercate di toccare il soffitto, oppure suoniamo il pianoforte. Piccoli elementi che inducono il sorriso e migliorano l’attività.

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