
La depressione è una malattia provocata dall’alterazione del tono dell’umore. Colpisce in qualsiasi età. A volte ci sono motivi scatenanti, come lutti, perdita del lavoro, situazioni familiari difficili, reti amicali e sociali carenti. Questa patologia nella terza età ha due origini in quanto il volto, nel senso di come si presenta, vale a dire i sintomi, sono gli stessi. E fin qui hanno ingannato. Quello che viene definito dagli specialisti “male oscuro” nell’età avanzata è stato spesso visto come il risultato di precedenti cadute nella depressione oppure scatenato per la prima volta dallo stress di un tratto di vita segnato da altre malattie fisiche, da lutti, dal pensionamento, dall’irrigidirsi degli schemi cognitivi. La depressione senile è un disturbo dell’umore molto frequente tra gli anziani. Questo disturbo può manifestarsi con i sintomi più tipici della depressione: tristezza, perdita di interesse o l’isolamento sociale ma può anche, in un numero elevato di casi, presentarsi con un vissuto e una sintomatologia diversa da quella comunemente descritta in età adulta: per questo, la depressione è molto spesso sottovalutata nella popolazione anziana, non diagnosticata e di conseguenza non trattata. Recenti studi hanno dimostrato quanto invece la depressione nella terza età sia strettamente collegata all’insorgenza di altre patologie neurologiche importanti come la demenza senile. «In ogni caso si sa che la depressione nell’anziano è un fattore di rischio per lo svilupparsi della demenza. Ora uno studio australiano avanza l’ipotesi che in realtà, in gran parte dei casi, la caduta patologica dell’umore sia un primo sintomo della demenza che si presenterà più avanti in modo conclamato. Molte volte, dunque, la depressione sarebbe non causa della demenza, ma causata dall’incipiente degenerazione cerebrale. Un primo “segnale” mandato avanti e fin qui frainteso come “normale” depressione, stando alla ricerca dell’University of Western Australia che andrà confermata da altre indagini (Fondazione Veronesi) ». È stato stimato che circa il 12% delle persone in terza età soffrono di un disturbo depressivo, ma alcuni studi contano una prevalenza che arriva fino al 35%. Questo disturbo colpisce in numero superiore le donne rispetto agli uomini, con un rapporto di due a uno. La prevalenza di disturbi depressivi in questa fascia di età è più elevata in ambienti sanitari, come ospedali e strutture residenziali. «La depressione nell’anziano, soprattutto quando l’insorgenza è in tarda età, si presenta con alcune caratteristiche che la distinguono dalla depressione nell’adulto. Mentre in quest’ultimo emozioni e vissuti come la tristezza, la perdita di piacere, il negativismo e la disperazione rappresentano il quadro sintomatologico più classico e caratteristico degli episodi depressivi, nell’anziano la manifestazione della malattia avviene principalmente attraverso il linguaggio del corpo. L’umore depresso può essere, infatti, poco intenso o interpretato (erroneamente) come una normale conseguenza dell’invecchiamento (Apc studi psicologia Roma)». Il disagio si manifesta principalmente attraverso sintomi somatici, che possono manifestarsi con dolori generali come mal di schiena o male alle gambe, affaticamento e astenia (debolezza e riduzione della forza muscolare ecc. L’anziano può lamentare, per esempio, cefalee o vertigini, palpitazioni, tachicardia, oppressione toracica o sintomi dolorosi a carico degli apparati respiratorio, gastrointestinale. Insieme ai sintomi fisici, la persona anziana che soffre di depressione mostra un generale rallentamento, apatia (mancanza di interesse) e tendenza all’isolamento. A tal proposito l’intervento da parte dell’educatore – animatore e dell’intera équipe sanitaria, e non solo (Ip., Fkt, Oss, Asa, Servizi generali) è quella di cercare di individuare il disagio ed insieme cercare di progettare un intervento mirato per “sradicare” nell’ospite colpito da questo disturbo, cattive abitudini, come quella della tendenza all’isolamento che alimentano tutti i disturbi del tono dell’umore.