

Una azione importante nelle attività con gli anziani è la stimolazione cognitiva. Questa pratica viene attuata con la finalità di stimolare e mantenere vive le capacità mentali residue di una persona, in modo che questa possa essere il più autonoma possibile e avere una migliore qualità di vita. La stimolazione cognitiva viene contemplata tra le terapie sociali non farmacologica insieme a musicoterapia, terapia occupazionale, cromoterapia. Negli ultimi anni ci sono stati notevoli progressi compiuti dalla scienza e dalla medicina per quanto riguarda le problematiche legate alle patologie ad importanti decadimenti mentali. Tuttavia le attuali terapie farmacologiche a disposizione offrono risultati solo parzialmente positivi. Ne consegue che le terapie psicosociali, non farmacologiche non solo sono di supporto si farmaci, ma spesso costituiscono una chiave di volta per ottenere buoni risultati. Osservazioni da parte di esperti del settore hanno evidenziato che si ottengono benefici maggiori a livello cognitivo quando il trattamento farmacologico viene associato ad un trattamento psicosociale. L’obiettivo è quello di contrastare il declino cognitivo e di favorire i meccanismi di compensazione. Tecniche specifiche riguardano la stimolazione della memoria, dell’attenzione, del linguaggio e dell’orientamento nello spazio e nel tempo. Il Minimental state examination, introdotto dallo studioso Folstein nel 1975, è un test che viene applicato per valutare l’efficienza intellettiva e gli eventuali deficit cognitivi. La scala ha un punteggio finale che va da 0 a 30. Se il valore è al di sotto di 19, ci si trova di fronte ad una situazione di compromissione cognitiva importante.