

L’importanza della socializzazione è un valore fondamentale che viene applicato ad ogni livello anche nella nostra Rsa. Emblematica l’immagine della nostra impiegata amministrativa, dottoressa Laurana Zaneboni (nella foto) che scambia due chiacchiere con uno dei più giovani ospiti il quale spesso abbisogna di quelle che in analisi transazionale vengono definite “carezze positive”. Un piccolo complimento anche su una felpa o un capo di vestiario indossato, a volte possono fare la differenza. La socializzazione viene definita dall’enciclopedia Treccani come «trasformazione dell’essere biologico in un essere sociale caratterizzato da uno specifico modello culturale di percezione della realtà». Questa pratica, anche nella terza età, comporta l’integrazione o l’adattamento degli individui in varie strutture e relazioni sociali, rappresentate dalla classe, dalla famiglia, dalle reti sociali. In sociologia il concetto di socializzazione viene usato per indicare il trasferimento tra generazioni di valori culturali, sistemi simbolici e norme sociali. Tale prospettiva mette in risalto la continuità dei sistemi sociali che si sviluppano sin dalla prima infanzia e che poi si consolidano con le proprie esperienze di vita. In psicologia, lo stesso concetto viene usato per indicare i processi di sviluppo della personalità in diversi contesti storici e sociali, e in particolare nell’interazione con la famiglia. Nella scienza dell’educazione, la socializzazione è connessa ai problemi dell’insegnamento e all’apprendimento, con particolare riguardo alle attività di socializzazione organizzate e intenzionali degli educatori nell’ambito della scuola, ma anche con gli anziani ha un valore fondamentale. Per troppo tempo è passato quasi come dogma il concetto che molti anziani tendessero ad isolarsi come proprio desiderio volontario di vivere meglio gli ultimi anni della propria vita. L’uomo tuttavia è un “animale” sociale e di conseguenza non è fatto per stare da solo. La solitudine provoca spesso depressione ed una percezione distorta della realtà quotidiana. Il compito dell’animatore – educatore professionale in Rsa è proprio quello di evitare il processo di isolamento che talvolta può essere anche solo puramente mentale. La collaborazione attiva, anche per pochi minuti, di tutte le figure professionali che operano in Casa di riposo, vista in questa ottica, è di assoluta rilevanza.