


Anche nella nostra Rsa funziona molto bene la pet therapy grazie all’introduzione quasi casuale, da qualche anno, del “nostro” gatto mascotte Silvestro. Silvestro è un dolcissimo micio di razza fantasia, di proprietà della nostra vicina di casa. Sostanzialmente essendo un animale di carattere molto socievole, è lui che ha scelto noi, venendoci a visitare inizialmente per brevi momenti ed in seguito stabilendosi quasi stabilmente. L’animale naturalmente è vaccinato e controllato dal punto di vista della sua salute in collaborazione con la legittima proprietaria. Silvestro si avvicina a tutti i nostri anziani (ed al personale che lo adora), con una delicatezza ed una esemplare attenzione nei confronti dei più problematici, quasi avvertisse, come nel caso dei bambini, una loro maggiore fragilità. Da informazioni attinte dalla rivista online “State of mind”, l’addomesticamento degli animali da parte dell’uomo ha origini molto antiche, ma solo all’inizio del XX secolo si capisce quanto la vicinanza degli animali possa sortire effetti positivi e terapeutici nella psiche umana ed in alcune patologie fisiche. Negli anni Sessanta lo psichiatra infantile Boris Levinson nota gli effetti positivi della presenza del suo volpino nelle sedute con i suoi piccoli pazienti. Per primo conia il termine “pet therapy” e gli attribuisce valore scientifico attraverso i suoi studi. Sulla scia delle ipotesi di Levinson, negli Stati Uniti si susseguono altre applicazioni: nella cura dei disturbi mentali e come “facilitatori di relazioni” per gli anziani. Negli anni Ottanta, Erica Friedmann, osservando per un anno pazienti dimessi dall’ospedale a seguito di problemi cardiaci, rileva una correlazione tra la sopravvivenza dei pazienti ed il loro possesso di animali domestici. In ricerche successive, la Friedmann scopre che non è necessario il contatto tra paziente ed animale, ma che basta l’osservazione dell’animale per indurre nel paziente cardiopatico la diminuzione della pressione, la regolarizzazione del battito cardiaco e della respirazione, il rilassamento del tono muscolare e delle espressioni del viso. Nel 1992, mentre la pet therapy inizia a diffondersi anche in Italia, Holcomb mette a punto un protocollo terapeutico per pazienti anziani: ne risulta che il livello di depressione cala con l’esposizione dei pazienti a uccellini e conigli. Oggi la pet therapy si sta espandendo molto anche in Italia, con metodi ed applicazioni a tipologie di pazienti molto diverse tra loro. Crescono anche gli studi scientifici internazionali sull’efficacia di questi interventi.
Per saperne di più: https://www.stateofmind.it/tag/pet-therapy/