
In età avanzata, la mancanza di emozioni e di interesse potrebbero essere segni indicativi di possibile compromissione delle funzioni cerebrale e anche del volume cerebrale. Tutto ciò si configura con quel disturbo chiamato apatia «L’apatia è una condizione emotivo-affettiva caratterizzata da un atteggiamento di indifferenza nei confronti delle persone e della realtà. Il fenomeno si può esprimere sotto forma di rallentamento psicomotorio, insensibilità o mancanza di reazioni nei confronti delle più svariate situazioni della vita quotidiana, che normalmente dovrebbero suscitare interesse o emozione». (Fonte my-personaltrainer.it). La persona apatica rifiuta qualsiasi tipo di coinvolgimento affettivo e mostra segni di distacco verso l’ambiente che lo circonda. Nei casi più gravi, l’apatia può manifestarsi come risposta a situazioni frustranti ed insuccessi in genere. Questo sintomo si riscontra con particolare frequenza nella schizofrenia ed in alcuni stati depressivi. In alcune circostanze la condizione è indotta dall’abuso di sostanze stupefacenti (es. cocaina ed anfetamine) e dall’alcolismo. «Gli anziani apatici, ma non depressi hanno volumi cerebrali inferiori rispetto ai non apatici; lo studio su Neurology 2014; 82: 1628-1635 esamina un campione di 4354 persone senza demenza e con età media di 78 anni sottoposte a specifici test per misurare le perdite di volume cerebrale da correlare allo sviluppo di patologie; la ricerca ha evidenziato che le persone anziane con due o più sintomi di apatia mostrano una perdita di 3,6 ml di sostanza grigia e dell’1,6 ml di sostanza bianca rispetto ai coetanei non apatici» (Fonte www.sigg.it). L’apatia si associa quindi a perdita di massa cerebrale: può essere un segnale di possibile malattia cerebrale in atto, così come lo sono i modesti deficit mnemonici possono essere un segno precoce di demenza. L’ apatia (affettiva o comportamentale) indica l’assenza di adeguata risposta a vari stimoli; c’è ridotta iniziativa motoria ed emozionale. È il disturbo del comportamento più frequente nei pazienti anziani con declino cognitivo; ma non sempre è oggetto di valutazione clinica. I sintomi prevedono come detto la perdita di interessi, la mancanza di volontà di fare attività piacevoli ed abituali e di fare cose nuove. In questo contesto l’impegno da parte dell’educatore – animatore in collaborazione con le operatrici ed operatori sanitari è quello di stimolare il recupero di interessi e capacità residue da spendere in passatempi e/o terapie occupazionali. Tutto ciò si mette in pratica attraverso progetti a medio e lungo termine e tramite la conoscenza approfondita di ogni singolo ospite.