L’amore nella terza e quarta età

L’amore è un sentimento che non ha né età né barriere. Spesso sentiamo dire o leggiamo questa frase che apparentemente può sembrare solamente un modo di dire o fine a sé stessa. Si tratta invece di una grande verità. Molti sociologi, psicologi ed esperti dell’area socio – cognitiva, di tutto il mondo, sono concordi nell’affermare altresì che l’amore, inteso anche semplicemente dal punto di vista affettivo, è molto presente anche tra gli anziani, compresi quelli che vivono nelle case di riposo. Non è un fattore che deve suscitare stupore o meraviglia. Una casa di riposo come la nostra può offrire anche la possibilità di creare consistenti relazioni sociali, dalle quali possono scaturire anche sentimenti molto profondi.  Spesso l’amore è collegato alla giovinezza, senza riflettere sul fatto che la terza e quarta età è una delle fasi della vita durante le quali sovente una persona ha maggiormente bisogno di calore umano e di affetto, in cui quindi c’è ancora spazio anche per il desiderio di innamorarsi. «L’amore nella terza età – dice la psicologa Laura Rivolta -ancora di più se vissuto in residenze protette, è contraddistinto da un approccio molto delicato, senza manifestazioni eclatanti ma venato di sfumature estremamente poetiche. In queste relazioni va considerato soprattutto l’immenso valore che viene dato a gesti semplicissimi, come tenersi la mano o portare il caffè l’uno all’altra. Benché possano sembrare dettagli minimi agli occhi di un osservatore esterno, per gli anziani coinvolti contribuiscono tantissimo alla riscoperta dell’affettività e possono risultare tanto gratificanti da diventare di importanza centrale» (fonte Per anziani.it). Nell’ambito della vita di comunità come una struttura che si prende cura degli anziani come la casa di riposo, i momenti di vita comunitaria danno modo alla coppia di anziani di instaurare un rapporto intenso, nel quale si riceve affetto, ma si riscopre anche il piacere di prendersi cura dell’altro». Nel momento in cui nasce un sentimento d’amore tra due ospiti di una casa di riposo, non va ridicolizzato o ostacolato ma valorizzato perché fonte di benessere per entrambi. Non sempre però eventuali figli si pongono in termini altrettanto positivi di fronte all’inattesa storia d’amore: «Un atteggiamento che nasce in tanti casi dall’errore di considerare il nuovo ‘partner’ del genitore come un sostituto/sostituta del padre o della madre defunti – scrive ancora la psicologa Rivolta – Va invece considerato il rapporto come una forma di affetto completamente differente, che soddisfa esigenze meno complesse, ma comunque profonde. Meglio allora scacciare qualsiasi sentimento avverso e permettere che certi sentimenti si cementino, perché possono solo fare bene al proprio caro».

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