Il concetto di invecchiamento e l’ottimizzazione delle risorse residue

Il concetto di invecchiamento e tutte le sue implicazioni socio psicologiche in Italia è stato preso in considerazione in maniera approfondita solo intorno ai primi anni Settanta . Circa cinquant’anni fa nel nostro “Paese”, gli anziani e la loro condizione cominciano ad essere oggetto di attenzione e di riflessione. I “vecchi” diventano visibili e la loro dimensione quantitativa pone il problema in tutta la sua “ampiezza”. Questo porta alcuni studiosi a riflettere sugli anziani e la loro condizione, avviando ricerche attente e mirate. In Italia grazie al contributo di Agostino Gemelli e Martello Cesa-Bianchi (1952-1987). Per ciò che riguarda la vecchiaia,  e questo aspetto lo abbiamo preso in considerazione anche in altre circostanze, si parla di “vecchi-giovani” (oldyoung) e di “vecchi-vecchi” (old-old), di terza, quarta e magari addirittura anche di quinta età. L’invecchiamento come maturazione o accrescimento è visto come un processo attraverso il quale l’individuo aumenta quantitativamente le sue funzioni e strutture e le differenzia qualitativamente. L’invecchiamento come senescenza è il processo attraverso cui l’individuo diminuisce quantitativamente le proprie strutture e perde progressivamente le proprie funzioni. L’età psicologica si riferisce alle capacità adattative di una persona che risultano dal suo comportamento, ma può anche riferirsi alle relazioni soggettive o all’autoconsapevolezza: è collegata sia all’età cronologica che a quella biologica, ma non è pienamente desumibile dalla loro combinazione. Ci sono varie teorie che spiegano l’evoluzione dell’invecchiamento dal punto di vista psicologico. Noi prendiamo in considerazione le teorie che vedono l’anziano ancora attivo e protagonista del suo tempo anche in una realtà istituzionale come l’Rsa.  Parliamo della teoria dell’attività (Havighurst, 1963) che presuppone che il senso di soddisfazione personale e i vissuti emozionali positivi e propulsivi sono possibili solo se l’anziano continua ad essere impegnato in attività legate ai vecchi ruoli. Della teoria della continuità fa riferimento ad un livello standard di stimolazione. E della teoria del succesfull aging (Baltes & Baltes, 1991) che si realizza con le indicazioni strategiche di selettività, ottimizzazione, compensazione. Si selezionano alcune competenze, quelle più esercitate in passato e si mantengono ad un buon livello, ottimizzandole. Proprio su questo punto il team assistenziale e l’educatore svolgono un ruolo di primaria importanza stimolando nel paziente residenziale le sue capacità residue ed incoraggiandolo a coltivare e mantenere i suoi interessi che magari possono essere condivisi con il resto del gruppo. Anche la stimolazione della memoria. Si tratta di invitare il paziente a lasciarsi andare spontaneamente alla emersione di ricordi, anche molto antichi. È una funzione importante per il benessere psicologico della persona anziana e per il mantenimento della sua identità.

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