
La parola ‘invecchiamento’ si riferisce al corso dell’intera vita, e la parola “attiva” si riferisce al coinvolgimento continuo in attività che variano dal sociale, economico e culturale, o svolgere attività di routine quotidiane (Walker, 2006). Le statistiche hanno dimostrato che vi è stato un cambiamento demografico, e che l’allungamento della vita, soprattutto per quanto riguarda la popolazione occidentale, diventa una delle sfide in campo medico e sociale, perché contrariamente a quanto si possa pensare, il raggiungimento di un benessere fisico, una vita sana e felice ha origini antiche. Se riflettiamo sulla figura dell’anziano all’interno della società, nel corso della storia esso è passato dal rivestire una funzione di “custode” dei valori sociali, religiosi e morali con un ruolo assolutamente centrale nella famiglia, ad un ruolo che oggi è marginale. L’anziano infatti è spesso considerato persona bisognosa di cure, spesso un peso. Tutto ciò a volte lo percepiamo in Rsa all’arrivo di nuovi pazienti che si sentono quasi come dei “vuoti a perdere”. Il nostro obiettivo è quello di riempire questi “vuoti” con contenuti fatti soprattutto di considerazione ed in secondo luogo utili per una vecchiaia attiva e scevra da depressione o isolamento sociale. È significativo ricordare che l’allungamento della vita non dipende esclusivamente da fattori individuali e biologici, ma è determinato in maniera esponenziale anche dal contesto in cui una persona è inserita e quindi dall’ambiente nel quale vive, dalla loro condizione economica e sociale, dal contesto familiare e dal supporto che è possibile ricevere nel momento del bisogno. Oggi però tendiamo a dimenticare che l’invecchiamento della popolazione è una conquista importante, il risultato di condizioni di vita più sane e di scoperte mediche che riducono la mortalità prematura. L’intento è quello di sostenere l’invecchiamento attivo in tutti i suoi aspetti.